Il figlio di Galatolo assunto al Tronchetto

VENEZIA. Al Tronchetto, a lavorare per le società di trasporto acqueo dei turisti di Otello Novello, meglio conosciuto come «Coco cinese», non c’era solo Vito Galatolo, il boss della famiglia palermitana dell’Acquasanta, ma anche il figlio 19enne del mafioso ormai passato dalla parte dello Stato. A scoprirlo sono stati i carabinieri del Ros di Padova dopo il blitz del 18 dicembre scorso. Una circostanza, assieme ad un’altra molto importante, che smentisce la versione di Novello, il quale si difende sostenendo che lui Galatolo neppure sapeva chi era e che era uno dei suoi tanti dipendenti, faceva il manutentore dei lancioni (la «Canal Grande» e la «Travel Venice» ne possiedono ben sedici).
Il boss siciliano a Mestre è arrivato nell’ottobre di due anni fa, quindi è stato arrestato il 17 aprile 2013, cinque mesi dopo il Tribunale del riesame di Palermo lo ha scarcerato e lui è tornato a Mestre. Novello lo aveva assunto prima che finisse in carcere e del suo arresto i goirnali locali avevano dato un ampia ricostruzione, impossibile che al «Coco cinese» fosse sfuggito anche se si trattava di uno dei «tanti dipendenti». Eppure, quando è tornato in via San Pio x a Mestre, oltre a ritrovare la stessa casa, ha potuto anche riprendere lo stesso lavoro di prima, al Tronchetto. Non solo, Novello a quel punto ha assunto anche il giovane figlio del boss, prima come stagista e in seguito con un contratto di lavoro vero e proprio. A quel punto non poteva certo sostenere che per lui Galatolo era uno dei tanti sapeva chi si era messo in azienda e forse proprio per quello che rappresentava il capo di Cosa nostra è stato riassunto e non soltanto lui, anche il figlio.
Il pubblico ministero di Venezia Giovanni Zorzi ha chiesto ai colleghi della Procura di Palermo che gestiscono la collaborazione di Galatolo di poterlo interrogare e potrebbe riuscire a farlo immediatamente dopo il periodo natalizio. La speranza è che il «pentito», così come ha fatto per le vicende siciliane in particolare la preparazione dell’attentato al pm palermitano Nino Di Matteo, riferisca della sua permanenza a Mestre e Venezia e dei suoi rapporti con gli operatori turistici del Tronchetto. Per ora, sul registro degli indagati sono finite otto persone per concorso esterno in associazione mafiosa, oltre a Novello, il cognato Maurizio Greggio, il comandante Flauto Donato e sua figlia, i veneziani Fabiano Bullo e Stefano Franzanchini, i siciliani Salvatore Caponnetto e Pasquale Fantaci, il primo residente a Mirano, il secondo a Mestre. Gli inquirenti veneziani con Galatolo vogliono chiarire se davvero la sua permanenza a Venezia sia stata utilizzata per trasferire in laguna, almeno in parte, gli affari della sua famiglia, come del resto era accaduto con le ditte che lavoravano in subappalto alla Fincantieri.
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