Venezia sprofonda, maglia nera in Veneto

Costo delle case, microcriminalità e lavoro fanno peggiorare la posizione del 2013. Positivi ristorazione, pensioni e banda larga
Di Enrico Tantucci

A Venezia e nella sua provincia si vive sempre peggio. Questo dicono almeno i numeri e gli indicatori dell’indagine annuale sulla qualità della vita delle 107 province italiane promossa dal Sole 24 Ore, e che vedono appunto Venezia solo al 65° posto, sei posti più giù rispetto allo scorso anno, ultima delle province del Veneto. Al vertice c’è Ravenna, seguita da Trento, Modena e Belluno e Venezia è immediatamente preceduta da province come Terni, Cagliari, Biella.

Nei vari “capitoli” della ricerca, Venezia vede un miglioramento per quello che riguarda il suo benessere, grazie al patrimonio delle famiglie, che resta ancora abbastanza alto e la colloca tra le prime quindici province - anche se, per quanto esse poi spendono effettivamente, scendiamo notevolmente - e per il livello medio delle pensioni dei veneziani, anch’esso nella fascia alta, come quello del valore prodotto.

Ma il costo delle abitazioni - grazie soprattutto a Venezia centro storico - la fa precipitare tra le peggiori (peggio stanno soltanto Firenze, Milano e Roma) e in basso alla classifica anche per un tasso di inflazione molto più alto che altrove.

Anche il macroindicatore degli affari e del lavoro vede Venezia scendere in classifica, perché, ad esempio, per il numero di giovani imprenditori, peggio di noi, fra le province italiane, c’è solo la montana Belluno. La nostra provincia è nella parte bassa della classifica anche per quanto riguarda la percentuale di occupati e per la percentuale di esportazioni. Stesso discorso per il numero di imprese: Venezia resta tra le ultime province italiane.

Ci colloca invece in una fascia abbastanza alta - anche se non nei primi venti posti - la propensione a investire e il dato sui crediti bancari difficili. Venezia peggiora rispetto allo scorso anno anche per servizi, ambiente e salute e in questo caso è la provincia a tirare in basso il Comune capoluogo. Per la pagella ecologica infatti, si registra un buon decimo posto, dovuto proprio a Venezia città e discreto è il dato anche sulla longevità dei nostri abitanti (posto numero 26), ma per il numero di asili nido siamo al livello di Carbonia, molto in basso. Il clima risulta tra i peggiori d’Italia e decisamente modeste sono anche le posizioni per la sanità (calcolato sul tasso di emigrazione ospedaliera), che pure è un vanto del Veneto, e per la velocità della giustizia (meglio di noi anche Agrigento).

Migliora invece l’indicatore riguardo la popolazione, anche se per il tasso di densità demografica siamo tra gli ultimi, ma siamo a centro classifica tra le province italiane per il numero di coppie in crisi, quello dei giovani, quello degli stranieri regolarizzati e per la formazione di studio. Deciso peggioramento, invece, per la situazione dell’ordine pubblico, che vedono Venezia, ad esempio, tra le peggiori province italiane per scippi e borseggi e anche per i furti in casa. Preoccupante anche il dato delle rapine (siamo solo al posto numero 68) e anche per le frodi, mentre ci salviamo per il numero di estorsioni, un reato evidentemente non particolarmente diffuso nella nostra provincia.

L’ultimo indicatore considerato, quello del tempo libero, vede invece in progresso la provincia di Venezia. Un buon risultato dovuto soprattutto alle connessioni superveloci - grazie agli investimenti fatti anche a Venezia su wifi e banda larga - al numero di ristoranti e bar, dovuto anche al turismo in crescita nel centro storico, e all’attività sportiva, dove siamo intorno al 30° posto. Nonostante ciò che è accaduto negli ultimi anni a Venezia centro storico, con numerose chiusure, anche nella classifica delle librerie Venezia non è malposizionata, intorno al 44° posto.

Ma il verdetto complessivo della ricerca ci vede comunque in forte calo per la qualità della vita: se i tagli dei trasferimenti statali, sicuramente possono aver influito, il fatto che quella di Venezia sia una provincia di fatto commissariata nel suo Comune capoluogo, nel suo ente provinciale e nel maggiore consorzio di imprese che vi operano, qualcosa, per la salute pubblica, vorrà pur dire.

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