Bettin: «Sbloccare le bonifiche per liberare la città dai veleni»
MARGHERA
I rifiuti tossici? Non sono stati utilizzati solo per pavimentare infrastrutture, come dimostra l’inchiesta dell’Espresso sull’autostrada Valdastico, di cui si sta occupando la Direzione antimafia della Procura di Venezia, ma di veleni industriali pullula tutto il Veneto: nella nostra città non solo Porto Marghera, ma anche Mestre. Il Comune sta completando la mappatura delle discariche e farà un atlante dei veleni «che vogliamo sia anche una guida per bonificare e rigenerare il nostro ambiente». Lo sottolinea l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin.
«La nostra città, con Porto Marghera, è stata un epicentro di questo modello di smaltimento dei rifiuti (oltre che della loro produzione), sia perché ne ha esportati in modo lecito o illecito una vera montagna, sia perché ne ha subito l’assalto che l’ha avvelenata con oltre mezzo secolo di pratiche irresponsabili e criminali – annota Bettin – il nostro ambiente è forse il più studiato d’Italia, se non d’Europa, con il primo e più grande Sito di Interesse Nazionale (Sin) del paese (oltre 3 mila ettari), che non a caso non comprende solo la zona industriale ma anche una significativa parte della realtà urbana di Marghera e di Mestre, in cui, però, a causa di procedure farraginose e di resistenze politiche, solo 79 ettari (pari al 2,6% del totale) sono stati interessati da bonifica realizzata e certificata. In sostanza, il terreno è in gran parte studiato e caratterizzato e anche oggetto (il 40% delle aree SIN) di progetti di bonifica presentati o anche approvati, ma la trasformazione concreta è ancora limitatissima e, soprattutto, è stata realizzata esclusivamente dalla mano pubblica (come al parco di San Giuliano). Il resto segna il passo e in particolare nelle enormi aree di proprietà Eni si rischia di assistere al declino irreversibile del vecchio modello industriale e al blocco di ogni alternativa. In 15 anni solo 165 ettari di Porto Marghera sono stati convertiti: di questo passo ci vorranno quasi due secoli per la riconversione totale dell’area! – aggiunge l’assessore all’Ambiente. «Il Comune, con le chiarissime scelte comprese nel Pat su Porto Marghera, ha definito la propria strategia per la zona industriale (tra i distretti dell’innovazione, della logistica, dell’industria e delle nuove energie e del riciclo). Ora spetta alle altre istituzioni e al nuovo governo di concerto con Comune, Provincia e Regione e coinvolgendo le parti sociali - riformare i meccanismi che guidano le bonifiche e, soprattutto, a investire risorse sul risanamento, che deve riguardare anche la città, i cui abitanti non possono continuare a vivere seduti sopra terreni inquinati».(r.l.)
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