Vitucci e Brindisi sfidano Messina «Stasera faccio il tifo per Frank»

Gorizia
Per Tonino Zorzi, 85 anni, goriziano, monumento della Reyer e non solo, coach delle oltre mille panchine in A e delle cinque promozioni, non sarà una domenica qualsiasi. Verso le 20.30 accenderà il tablet e su Eurosposrt si godrà il posticipo da brividi tra Happy Casa Brindisi e Ax Armani Milano. Se i pugliesi vincono agganciano l’Olimpia in vetta. Al timone i suoi “figli cestistici” prediletti, Frank Vitucci ed Ettore Messina, che con la corazzata Milano, grande anche in Eurolega, proverà a respingere l’assalto.
Zorzi è tanto per i due coach. Uno veneziano l’altro mestrino, uno assistant, l’altra coach a Treviso e tra di loro amici. Spiega: «A Ettore, cui ero insegnante al liceo a Mestre, diedi in mano la squadra allievi della Reyer e da lì iniziò una folgorante carriera che l’ha portato in oltre 30 anni a vincere scudetti, Eurolega e ad allenare in Nba, Frank è stato mio assistente a Venezia nell’era Dalipagic ed è uno dei migliori coach sulla piazza». Primi ricordi? Zorzi parte da Messina, con cui resta in contatto «anche se preferisco le telefonate e il fatto che si comunichi con i messaggi sul telefono mi penalizza», chiarisce. «Primo giorno da allenatore delle giovanili, Messina si presenta impeccabile: bermuda, maglietta, lavagnetta e valigetta. Preparato su tutto, carattere forte. Fece anche una bella leva per la Reyer, gli sfuggì solo Forti, ma non per colpa sua, ma perché Celada regalò una pelliccia alla mamma del giocatore. Ettore ha fatto una carriera incredibile, non ha bisogno di consigli. Allena una corazzata anche se non mi piace tanto il gioco monocorde dell’Olimpia: se non gli entra il tiro da tre nonostante la gran difesa rischia di perdere. Ma, credo, non in Italia anche se il basket è una brutta bestia».
Vitucci? «Era in Calabria per un corso minibasket, gli telefonai per chiedergli di farmi da assistant coach a fine anni ’80. Anni dopo mi confessò che per la gioia rischiò di cadere a terra. C’era anche lui il 25 gennaio 1987 quando Dalipagic in maglia Reyer ne segnò 70 alla Virtus all’Arsenale. Ci sentiamo almeno due volte alla settimana, anche scaramanticamente prima di ogni sua partita, parliamo di basket, rigorosamente in dialetto». Per chi tiferà il coach? «Dura. Mettiamola così, se la cava, Frank ha una squadra in cui vedo molti dei miei principi del basket, ha pure dovuto fare a meno di due giocatori forti, ma se l’è sempre cavata. Oggi tiferò per lui, tanto Ettore vincerà il campionato, anche se non sarà una passeggiata perché ci sono anche Virtus, Reyer e forse Sassari». Finale con brivido grazie al coach leggenda da poco vaccinato con la seconda dose di Pfizer (xe bon, iera anche sponsor a Reggio Calabria ma mi iero già andà via», dice): «Sono orgoglioso di questi miei due ragazzi, come di tutti gli altri, così come dei miei giocatori». —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia