«Venezia avrà un ruolo importante nei Giochi 2026»

VENEZIA. «Venezia avrà un ruolo importante nel contesto dei giochi olimpici di Milano-Cortina. Non la lasceremo in disparte». Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, tra i premiati ieri con il Leone d'oro per lo Sport 2019, ha affrontato tanti argomenti, il primo riguardante l'edizione a cinque cerchi tutta italiana che verrà organizzata nel 2026. «Una vittoria importantissima per il nostro Paese, e a breve ci attendono giornate molto intense con il Cio per proseguire il lavoro di preparazione all'evento» avverte il numero uno dello sport italiano. «La prossima settimana saremo al lavoro anche con il Governatore Zaia. Un bilancio di quanto fatto quest'anno dai nostri atleti azzurri? Per fortuna abbiamo ancora quasi un mese davanti, e tante altre opportunità per vincere gare e medaglie. Penso solo agli Europei di nuoto in vasca corta che sono in corso a Glasgow e agli sport invernali. Il vero bilancio lo faremo al 31 dicembre, ma lasciando da parte ipocrisie, diciamo che alcune cose finora sono andate molto bene, alcune bene e qualcosa non per il meglio. Gestiamo 387 discipline diverse e non sono poche».

E passando da una Olimpiade all'altra, ecco lo spunto per Tokyo 2020. «Il ruolo delle donne, anche nello sport, è sotto gli occhi di tutti. Tanto che, in questo momento, il numero di donne qualificate per le gare in Giappone è pari a quello degli uomini. E potrebbe anche essere superiore, quindi vale la pena pensarci».

Inevitabile un passaggio legato invece alla triste pagina del razzismo nello sport. «Ogni volta che si lascia spazio alle interpretazioni si rischia di uscire dal seminato» sottolinea Malagò, «la tolleranza zero serve, altrimenti non se ne verrà a capo. Serve l'aiuto della scuola, delle famiglie, dei media, e anche della tecnologia per individuare i colpevoli, ma il problema va evitato a monte». Un’ultima osservazione il presidente del Coni la rivolge allo sviluppo delle statistiche nello sport. «Una persona cerca sempre di aggiornarsi e il web è un importante strumento di lavoro. Ma a tutti i livelli non ci si deve ridurre solamente a questo. I dati non devono essere condizionanti, poiché il ruolo degli allenatori deve essere come quello dei maestri. Abbiamo visto a questa premiazione due grandi come Lippi e Allegri, dalle quali si deve e si può imparare. E, al di là delle doti genetiche, è la testa che fa la differenza negli atleti». —

S.B.

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