Una storia iniziata 120 anni fa

MESTRE. La casa dello sport mestrino. Potrebbe essere chiamato anche così lo stadio “Baracca”, visto che a quest’area è legata una passione agonistica lunga più di 120 anni. Se l’impianto è diventato nel corso dei decenni famoso per le sfide calcistiche, specialmente per quelle contro il Venezia, l’area a ridosso di viale Garibaldi che lo ospita ha una storia lunga, iniziata nel 1896. È l’anno delle prime Olimpiadi moderne ad Atene, il calcio in Italia si chiama ancora football, il primo scudetto verrà assegnato solo due anni dopo. Succede che su un terreno di proprietà Zajotti venga costruito un ippodromo, realizzato nelle vicinanze dell’attuale caserma dei Carabinieri, al tempo sede di un reggimento di fanteria del Regio Esercito. Il calcio per il momento è sconosciuto, eppure prima della Grande Guerra in città già si corre dietro a un pallone, tanto che cominciano a muovere i primi passi alcuni club. Così, a conflitto finito, le premesse per un’esplosione di una disciplina nuova ci sono tutte, tanto che nel 1919 l’allora ippodromo ospita al suo interno la coppa "Luigi Beccari", sfida calcistica dedicata alla memoria di un atleta mestrino caduto durante la Prima guerra mondiale: vince il Mestre FBC 2-0 contro la Spes. Il calcio è in piena crescita in città e nel 1923 l’area viene acquistata da un sodalizio appena nato, la società anonima Pro Mestre, per la quale i tempi sono maturi per una radicale riconversione. Si fanno le cose in grande, il 13 ottobre dello stesso anno vengono presentati in Comune i progetti per un impianto polisportivo: l’approvazione arriva nella stessa mattinata, il sindaco controfirma quattro giorni dopo. Via ai lavori, ma il nome manca ancora. E, di fatto, arriva quasi per caso. Un anno dopo l’inaugurazione ufficiale (1925) in Terraferma si decide di cambiare nome a una sessantina di strade, quella che si chiamava semplicemente “nuova strada dello Stadio” diventa “via Francesco Baracca” in memoria dell’asso della Prima guerra Mondiale, e sul lato opposto via della Caserma rinasce come via Oberdan, nome scelto dopo che era stata bocciata l’idea di intitolare la strada a D’Annunzio, allora ancora in vita. Il bello è che quello che per tutti è semplicemente il “Baracca” non è mai stato ufficialmente battezzato in questo modo, visto che dal 1926 a oggi non c’è mai stata nessuna cerimonia ufficiale. Passata la proprietà nel 1933 al Comune di Venezia, nel corso degli anni lo stadio ha subito diversi cambiamenti. Negli anni ’50 viene realizzata la tribuna centrale coperta in cemento armato, sotto cui si trovano gli spogliatoi. I passaggi più importanti sono stati la copertura del settore distinti e la ristrutturazione delle due curve, che nel 1982 sono caratterizzati dai tubolari in acciaio. Il resto è storia recente, con gli adeguamenti scattati nell’estate del 2015 che hanno portato tra le altre cose a una riduzione (da 108 a 105 metri) del lato maggiore del rettangolo di gioco. (m.t.)
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