Teso, quinta sinfonia «La B è una categoria più v icina all’A/2 che alla C Gold»

la neopromossa
È particolarmente dolce la quinta sinfonia di Giovanni Teso, che ancora una volta ha centrato la promozione da capo allenatore. Pe il tecnico di Jesolo, insegnante e il compositore musicale, il successo nel campionato di Serie C Gold rappresenta l’ennesima soddisfazione di una lunga carriera. Sempre a Jesolo aveva già ottenuto due promozioni e una Coppa Italia, con tornei vinti pure a Caorle e con il Petrarca Padova. «È una grandissima gioia, perché il risultato ottenuto non è stato frutto del caso, o di una partita in cui abbiamo sfoderato una prestazione eccezionale rispetto ai nostri standard, ma il frutto di una crescita continua della squadra dalla prima giornata in poi, arrivando anche a dominare tante sfide» , conferma Teso.
«Per un allenatore è importante, vedi i progressi dal punto di vista tecnico e mentale. Abbiamo sempre dimostrato di valere la leadership: primi tre volte tra girone, seconda fase e final four, nonostante Covid e infortuni. Siamo stati doppiamente bravi» . La difesa è stata una delle armi vincenti, tanto che spesso gli avversari non sono arrivati ai 60 punti segnati. «Con Imola abbiamo perso solo al rientro dal Covid» , prosegue, «poi li abbiamo battuti in trasferta e dominati nella finalissima. Una squadra fisica, tanto che alcune carte me le sono tenute per la finale» . Teso ha ancora due anni di contratto con lo Jesolo, e nei prossimi giorni inizierà a lavorare con la dirigenza per impostare la squadra della prossima stagione. «La Serie B è una categoria importante, sei più vicino alla A/2 che alla C Gold, ci sono organici con professionisti e squadre con grande tradizione» , conclude. «Un torneo al tempo stesso stimolante. Fino alla finale di Rovigo abbiamo solo pensato al presente, ma dovremo valutare il mercato per eventuali rinforzi. Serve una pianificazione attenta, perché bisogna tenere presente il discorso degli Under. Una cosa è sicura: questo Jesolo mi ricorda tantissimo le squadre giovanili che ho gidato a Mestre e alla Reyer, e che mi hanno dato molteplici soddisfazioni, raggiungendo molte finali nazionali. Magari non sempre erano superiori alle altre fisicamente o per talento, ma in campo non temevano nessuno e spesso sono riuscite a sovvertire pronostici chiusi. Per spirito, combattività, atteggiamento, unione del gruppo» . —
S.B.
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