Stefano Pastrello smette: «Farò il barista»

SCORZÈ. Dai campi di calcio al bancone di un bar, anche se il fascino dell’erba non lo terrà lontano dal pallone. A 34 anni, lo scorzetano Stefano Pastrello ha deciso di dire basta per cambiare vita: lavorerà con il fratello al bar Face Art Bistrot ma continuerà a vedere quel pallone rotolare dando una mano all’Ambrosiana Trebaseleghe, ultima società con cui ha militato. Eppure il suo passato da centrocampista poteva dargli qualche soddisfazione in più; l’inizio, come fanno tutti, nei campetti fuori casa, poi il salto al Padova e infine al Milan.
Siamo tra fine anni Novanta, inizio Duemila e per Milanello giravano Maldini, Pirlo, Seedorf, Shevchenko e, soprattutto Inzaghi, l’attuale tecnico del Venezia. Allenatore Ancelotti. «Sono sempre stato juventino» rivela Pastrello «ma arrivare al Milan, vivere con i campioni, allenarsi con loro, per me è stato come un sogno. Ero giovane, appena maggiorenne, è stato e sarà sempre un ricordo indelebile, un ricordo che mi porterò sempre e che quasi ogni giorno posso rinverdire quando gli amici mi chiedono qualche aneddoto. Abitavo al centro sportivo rossonero, facevo la Primavera, ho avuto allenatori come Baresi e Tassotti e spesso Ancelotti mi chiamava per aggregarmi alla prima squadra. C’erano talmente tanti campioni che, onestamente, era difficile ritagliarsi spazio, forse oggi sarebbe diverso».
Una panchina a Piacenza, l’ultima partita prima della finale di Champions di Manchester nel 2003 contro la “sua” Juventus, una trasferta al Bernabeu a Madrid nella fase ai gironi qualche mese prima e un contatto costante con il meglio che offriva il panorama calcistico europeo di quel momento. È mancato il grande salto, l’ultimo gradino che spesso diventa un Everest.
«Servono tante componenti» continua Stefano Pastrello «anche chi ti gestisce è fondamentale. Sono arrivato a un passo da un traguardo, forse con maggiore carattere e determinazione ce l’avrei fatta. Ho sempre pensato ai sacrifici sostenuti dai miei genitori, Silvano e Daniela, per farmi arrivare a quei livelli».
Pastrello ne ha da raccontare una anche su Inzaghi. «Pippo è stato grandissimo, ma viveva i grandi appuntamenti con molta tensione. Ricordo che prima delle partite era sempre in bagno...».
Poi arrivò il trasferimento al Verona, tanto girovagare fino all’Ambrosiana Trebaseleghe. «In mezzo» racconta Pastrello «ho vinto due campionati con il Real Vicenza e uno con l’Union Pro Mogliano, mi sono preso qualche soddisfazione. Ora cambio vita, da tre anni aiuto mio fratello, nonostante gli impegni calcistici, adesso sono tornato a casa, ho una fidanzata (Giorgia ndr), faccio il barista e ne vado orgoglioso». Senza abbandonare l’amato calcio.
Alessandro Ragazzo
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