Specchia si dimette Il Portogruaro ora è senza padroni

Calcio. Si complica il futuro del club dopo la retrocessione L’azionariato popolare può essere l’unica salvezza
Di Gianluca Rossitto

PORTOGRUARO. Giammario Specchia si è dimesso da direttore sportivo del Portogruaro calcio. Assieme a lui mollano anche la sorella Cristiana, amministratore unico della società, e il padre Paolo, allenatore della Berretti. La famiglia Specchia due stagioni fa aveva ricevuto il comando dalla famiglia Mio, defilatasi dopo oltre vent’anni di proprietà del Portogruaro Summaga. Non si tratta di un passaggio di consegne ad altre persone: oggi il Porto è una barca senza timoniere. Dopo la retrocessione in Seconda Divisione e le dimissioni di Specchia, il futuro del calcio granata appare a tinte fosche.

Torniamo alla affollata conferenza stampa di ieri, introdotta così da Specchia: «Lascio. Non sono più il direttore sportivo del Portogruaro, sono stanco e sfiduciato. Avrei mollato anche in caso di salvezza, tutti i miei sforzi in questi due anni per mantenere in alto il Portogruaro non sono stati assecondati, l'ultima stagione è stata faticosissima». Poi aggiunge: «Tuttavia non voglio passare per quello che affosserà il Porto. Sarò il primo a partecipare al nascente azionariato popolare, darò una mano concreta a far partire un altro Portogruaro, ma non chiedetemi di più». Giammario Specchia rivela un fatto nuovo: «Il Comune ci ha revocato la concessione dello stadio Mecchia: la convenzione scadeva nel 2017, ma l'ingiunzione di pagamento, avviata lo scorso febbraio per un nostro debito di 30 mila euro, è andata avanti. Quindi il Portogruaro dal 1° luglio non potrà più entrare al Mecchia. Consegnerò le chiavi dello stadio e della sede al sindaco. La scorsa estate ci hanno tolto Summaga, ora lo stadio. Vedete tutte queste carte? Sono avvisi del Comune indirizzati a noi, per 30 mila euro. Ci hanno lasciati soli: il sindaco, o chi per lui, non ha fatto nulla, è stata una corsa ad affossarci». Specchia non ci sta a passare per la causa di tutti i mali. «In giro sento dire che noi avremmo vissuto alle spalle del Comune: falso, ci siamo arrangiati con le nostre forze, con i nostri volontari. Abbiamo chiesto di accollarci i lavori di miglioria sulla tribuna che cade a pezzi, in cambio della riduzione del debito, ma ci hanno detto che non è possibile».

Specchia ha poi elencato le iniziative benefiche della società granata: «Abbiamo appoggiato Action Aid, siamo entrati in scuole e ospedali con i giocatori, abbiamo organizzato un evento podistico in collaborazione con l'Avis. Tutto questo è passato inosservato».

Il Portogruaro muore il 4 giugno 2013? «No, la famiglia Specchia, e la famiglia Mio prima di noi, escono dal Portogruaro. Avanti il prossimo, credo nell'azionariato popolare, si sta già muovendo qualcosa». C'è il tempo per far nascere una nuova società? «Bisogna al più preso contattare un commercialista, un avvocato, fondare una società o una fondazione, darsi uno statuto. La fideiussione bancaria di 400 mila euro per la C/2 deve essere presentata entro il 30 giugno, o entro il termine perentorio del 18 luglio. La via dello sforzo collettivo credo sia l'unica praticabile». Specchia dà pure notizia dell'accoglimento del ricorso del Portogruaro da parte della Corte di Cassazione. «Avevamo ragione noi, per far fronte a questo guaio i giocatori e lo staff hanno rinunciato a due mensilità. Un atto encomiabile, di fronte al quale dovrebbero meditare coloro che hanno remato contro». In chiusura commosso ringraziamento a Specchia da parte del magazziniere e tifoso Mirco Bravin per aver tenuto botta due anni.

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