Samanta ambasciatrice del football gaelico

La Botter, ex diesse e allenatrice del Riviera, si lancia in una nuova avventura «Con le Venetian Lionesses vogliamo conquistare l’Italia e gli italiani»

MIRA. Già a capire come si pronuncia “peil ghaelach”, ovvero la traduzione in irlandese di football gaelico, si fa fatica. Figurarsi giocarsi e districarsi tra le regole. Ostacoli da nulla per Samanta Botter, personaggio simbolo del rugby nostrano, già direttore tecnico del Riviera maschile, in passato giocatrice prima e allenatrice dopo della squadra femminile, con la quale in panchina ha vinto due scudetti. Sempre a caccia di esperienze sportive nuove, dallo scorso novembre Samanta Botter affronta una nuova avventura, quella di far nascere in Italia la passione per il football gaelico: è una delle giocatrici, infatti, delle Venetian Lionesses, franchigia nata in ambito rodigino che però effettua i suoi allenamenti una volta alla settimana a Monselice, sui campi della locale società di rugby. Il movimento è ancora in fase embrionale, non esiste in Italia un campionato vero e proprio ma un sistema di tornei. Come quello svoltosi la settimana scorsa a Selvazzano (Padova), competizione internazionale che ha visto la partecipazione di nove squadre provenienti da Austria, Germania, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Svizzera e Italia. E chi è risultata la miglior giocatrice? Samanta Botter.

«L'avventura nel football gaelico per me è iniziata quasi per caso» racconta la giocatrice classe 1970, «giocando a touch rugby in una squadra di Rovigo mi è stato detto che stavano cercando di costruire una squadra che rappresentasse l'Italia per una sfida contro la Francia a Tolosa. Così lo scorso 14 novembre ho giocato la mia prima partita».

Samanta Botter non è tipo da tirarsi indietro quando c'è una sfida sportiva. Non ha paura di niente. Tanto per capire il personaggio, prima di approdare al rugby (collezionando 28 caps in Nazionale) giocando a basket era arrivata fino alla serie A/2. «Sì, mi piace provare nuove discipline sportive, mettermi alla prova» ammette, «se vi può interessare vi dico anche che prima di approdare al gaelico avevo anche provato il football australiano, che ha molti punti in comune con quello nato in Irlanda. Questo nuovo sport ha delle caratteristiche che mi hanno subito conquistato, ad esempio la grande velocità con cui si svolgono le azioni e il fatto che di fatto non ci sono mai pause durante una partita. Il fatto che io venga dal rugby e che nel gaelico il contatto fisico sia molto ridotto non è stato assolutamente un problema. Possibilità che questo sport si diffonda in Italia? Ci spero, ci conto, da parte mia farò il massimo possibile. Il movimento è appena nato, ma credo che il football gaelico abbia degli elementi di spettacolarità che potrebbero attirare molte persone. Che dire, speriamo bene. Anzi, diciamo “abù”, un urlo in lingua gaelica che viene lanciato prima delle gare e significa grosso modo buona fortuna».

Samanta Botter però, resta saldamente legata al mondo del rugby, ambiente amato e con nel quale verosimilmente continuerà a operare. «Spesso per una donna può essere difficile operare nel rugby» conclude la ex allenatrice del Riviera, «al di là delle dichiarazioni di facciata, della pretesa superiorità morale, in parecchi hanno ancora una mentalità chiusa e maschilista. Il mio futuro con la palla ovale? Ho ricevuto delle proposte, valuterò e deciderò, staremo a vedere».

Maurizio Toso

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