Rispunta Zerbini, avanti Venezia

Ma il Chioggia (1-2) cede a testa alta. Poggi rigore, espulso Mei
CHIOGGIA. Un tramonto rosazzurro sulla laguna manda a casa tutti con l’animo sereno. Anche il vecchio «Aldo e Dino Ballarin» concede una immagine poetica per un appuntamento storico. Storico per il Chioggia, che, a quasi trent’anni di distanza, si misura con il Venezia in una partita con i punti in palio. Meno storico per il Venezia, che questa Coppa Italia se la trova quasi tra i piedi, ma la sta sfruttando bene per collaudarsi in vista del campionato. Dunque 2-1 per gli arancioneroverdi, che mettono le mani sul primo posto del girone D e quasi in tasca la qualificazione. Anche se conta di più andare a bersaglio domenica contro il Cittadella, così come per il gagliardo Chioggia la medicina per questa sconfitta infrasettimanale è una risposta fra tre giorni sul campo della Sanvitese.

 Il derby. Vabbè, non sono più gli Anni Settanta, le vecchie sfide, i ricordi di Nini Vadalà ed Eros Seda, i gol di Gritto Modonese, bomber con entrambe le maglie e via andare, perchè Chioggia e Venezia hanno dato grandi emozioni agli sportivi dei due centri. Applaude il pubblico quando all’intervallo si celebra il gemellaggio tra la curva granata e una parte di quella arancioneoverde, con annessa sfilata in campo. E ci sono applausi anche alla fine per vinti e vincitori. Un’atmosfera che dovrebbe esserci anche durante il campionato, ma questo è un altro discorso.

I gol. Raccontiamoli, i gol, essenza della partita. Zerbini ci mette otto minuti, una mezza rovesciata ben fatta, sfruttando la solitudine concessa da una distrazione collettiva della difesa chioggiotta. Un gol importante, che permette al bomber aretino di sputare i bocconi amari mandati giù in questi mesi. Raddoppio su rigore, e siamo già alla ripresa. L’ingenuo Carlassara si porta in area Rebecca e poi lo stende, figurarsi se Paolo Poggi sbaglia dal dischetto. Ma il Chioggia deve cadere in piedi, attacca magari con confusione, ma ci prova, e quando la difesa veneziana sbaglia un’uscita e un fuorigioco, ecco infilarsi Riccardi per un pallonetto che taglia fuori Lotti e l’intervento alla disperata di Oscar Brevi. Semi allenamento. I ritmi non sono esasperati, l’idea è quella di un sano allenamento. Diventa un po’ più vera, la partita, perchè il Venezia resta in dieci già nel primo tempo. Mei abbocca all’amo di “Rulo” Ferretti, manata in faccia all’argentino ed espulsione ovvia. Il Chioggia è sotto di un gol, ma non sfrutta la superiorità numerica. Potrebbe fare di più sul piano atletico, ma i troppi palloni lunghi persi al momento di cominciare la manovra sono il segnale di prudenza, meglio non scoprirsi e non prendere la classica imbarcata.

Secondo tempo. Il Venezia sceglie il controllo di palla, sana gestione del risultato. Funziona bene in difesa perchè chiude tutti gli spazi, obbligando il Chioggia ai soli tiri dalla distanza, nei quali la mira non sempre è azzeccata. Da una parte Ferretti è boa centrale, Rizzi gira attorno e crea qualche fastidio, dall’altra cala il fiato di Zerbini e il Venezia non cerca goleade. Dopo il gol di Riccardi il Chioggia azzarda, ma le due categorie di differenza pesano e la buona volontà non basta. Si chiude con squadre allungate, fiato cortissimo e prima di tutto attenzione a non farsi male. Il fischio finale di Grazioli è una liberazione e ci salva tutti dall’invasione di campo. Un esercito di zanzare che non chiede le maglie e punta dritto sulla pelle.

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