«Rio venne quasi per caso ma ora non ci nascondiamo Sì, puntiamo al massimo»

Francesco Lamon scalda i muscoli per la sua seconda Olimpiade Il 27 enne di Mirano selezionato dal ct Villa per la squadra su pista 
Giovanni Monforte

il protagonista

Da Rio de Janeiro a Tokyo, Francesco Lamon scalda i muscoli per la sua seconda Olimpiade. Il 27 enne corridore di Mirano è stato selezionato dal c.t. Marco Villa per far parte della squadra azzurra che parteciperà alle prove su pista. Per Lamon sarà la seconda rassegna a cinque cerchi, dopo il sesto posto a Rio 2016 nell’inseguimento a squadre.

Lamon, partecipare a due Olimpiadi non è cosa da tutti. Quali differenze si aspetta tra Rio e Tokyo?

«L’Olimpiade di Rio venne quasi per caso. Fino all’ultimo eravamo fuori dai Giochi. Poi, a causa dello scandalo doping che coinvolse la Russia, noi, che eravamo i primi degli esclusi, prendemmo il loro posto. Quella partecipazione l’abbiamo vissuta come un’esperienza da provare, ma senza la pressione del risultato. Stavolta, con la qualificazione assicurata già da un paio di anni, siamo riusciti a pianificare al meglio il piano degli allenamenti, in modo da arrivare a Tokyo preparati al massimo per ambire a qualcosa d’importante. Visti i risultati degli ultimi test in pista, siamo a buon punto e possiamo sperare».

Che ricordo conserva della prima Olimpiade?

«Quell’esperienza fu come un flash. Prima non abbiamo avuto il tempo di capire dove fossimo. Poi, al termine delle gare, siamo subito ritornati in Italia per lasciare posto ai compagni della mountain-bike. Di fatto lì non siamo riusciti a vivere il momento e quello che stavamo facendo. Poi, tornati a casa, metabolizzando il tutto, abbiamo capito la portata di cosa avevamo fatto. Ed è rimasto anche un po’ di rammarico. Quando si riesce a conquistare un sesto posto improvvisando, il pensiero va a cosa avresti potuto portare a casa davvero se avessi preparato l’evento come si deve».

Tanto inaspettata l’Olimpiade di Rio, quanto attesa quella di Tokyo. Il rinvio di un anno per la pandemia come inciderà?

«Rispetto a Rio c’è maggiore esperienza in tutti noi. Cinque anni di gare alle spalle sono un bagaglio importante e c’è in noi la consapevolezza di esserci preparati al meglio. Forse siamo stati penalizzati dallo slittamento di un anno. Per come avevamo disputato il Mondiale lo scorso anno, a pochi mesi dalla data prevista per Tokyo, forse non avremmo avuto tanti avversari che potevano darci filo da torcere. Quest’anno in più di preparazione potrebbe essere servito a noi, ma anche agli altri per rafforzarsi ulteriormente».

La squadra va a Tokyo per essere protagonista?

«Certamente sì, è nelle nostre possibilità. Ognuno dei componenti della squadra è consapevole di come ha lavorato e di ciò che è capace di fare. Andiamo lì per il massimo obiettivo. In questi giorni stiamo continuando ad allenarci su pista. Poi una parte del gruppo continuerà la preparazione su strada, partecipando al Giro di Sardegna. Io farò prettamente pista per altre due settimane». —

GIOVANNI MONFORTE

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