Pettinelli, il futuro viene da Venezia

Il capitano della Nazionale U 18: «Un gruppo affiatato per gli Europei»

VENEZIA. Magari averne tanti di giocatori come Giovanni Pettinelli. Perché il capitano della nazionale under 18 che sabato ha affrontato a viso aperto i fortissimi irlandesi è il tipo che tutti vorrebbero in squadra. Serio, buona visione di gioco, sempre calmo e con quella dote di coraggio che nel rugby non guasta, specie in terza linea.

Veneziano doc, di San Marco, primi tocchi con la palla ovale in spiaggia al Lido e cresciuto nel VeneziaMestre a Favaro in quella fucina di campioni che è stata l’under 16 di Andrea Stevanato, a 17 anni guida la nazionale junior, in cui militano altri nove veneti, sapendo che gli occhi dei “grandi” sono puntati su di lui.

Sabato al “Maini” di Colorno è stato il primo che gli irlandesi sono andati a salutare a fine gara, dopo che una sua ripartenza in chiusa e una sua percussione che per un soffio non si è trasformata in meta hanno fatto vedere le streghe ai “verdi” d’Irlanda. Finita 9-26.

«Ma non è stata una batosta come molti temevano», dice tranquillo, «fino a metà del secondo tempo potevamo farcela, specie con le maul fino ai loro 5 metri. Certo è l’Irlanda: sono stati bravi, tento di cappello ai nostri avversari».

Pur in una famiglia di sportivi, padre che ha giocato al Lido, la madre vogatrice e la sorella impegnata nell’atletica leggera, l’impegno di Giovanni è notevole: oltre a studiare con ottimi voti al liceo Astori e frequentare l’Accademia federale di Mogliano, con cui disputa il torneo accademico, deve correre ad allenarsi con i Lyons con cui poi gioca in campionato. Sempre tranquillo, educato, ma pronto a farsi rispettare in campo e fuori.

Lui è uno dei perni su cui Brunello fa crescere a vista d’occhio gli azzurrini. «Siamo un gruppo affiatato e questo è importante anche per il futuro: lavoriamo duro, ma dal 7 al 20 aprile in Polonia ci attende l’Europeo e non ci tiriamo indietro». Intanto a Colorno gli osservatori della Nazionale maggiore se lo mangiavano con gli occhi: «Beh, è una responsabilità, ma le sfide sono fatte per essere vinte». Insomma: una sicurezza. (u.d.)

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