Poggi promuove il Venezia: «La squadra è da A, Kike Perez mi ha stupito»
L’ex calciatore racconta gli anni vissuti nella squadra della sua città, dagli inizi come raccattapalle ai momenti da protagonista in campo: «Con il nuovo stadio si perderà tutto il romanticismo e l’unicità del Penzo»

Ascoltandolo basta chiudere gli occhi per vederlo bambino mentre guarda ammirato i giocatori muoversi sul campo del Penzo, sognando un giorno di essere al loro posto. Paolo Poggi non è stato solo uno dei calciatori più rappresentativi della storia del Venezia, ma è cresciuto respirandone l’anima e incarnando quegli ideali di unione propri del club arancioneroverde.
Poggi, lei è di Sant’Elena, possiamo dire che il Venezia lo ha nel Dna?
«Pensi che andavo allo stadio già a 6 anni e pur di stare lì facevo di tutto, da aiutare il magazziniere al raccattapalle. Ho vissuto gli anni della C2 interregionale, ho iniziato il percorso nelle giovanili, ma soprattutto ho attraversato il periodo della fusione nel 1987 e quello è stato davvero tosto. Tra Venezia e Mestre la rivalità era molto forte, faccia conto come se venissero unite Milan e Inter, le tifoserie sentivano il derby come un appuntamento cruciale, ma sono state capaci di andare oltre. Sono stati straordinari, da rivali assoluti sono diventati fratelli e quel momento mi ha legato ancora di più alla squadra».
Cosa ha significato per lei indossare la maglia del Venezia?
«È stata una grande responsabilità. Perché io sono veneziano, nato e cresciuto qui e ogni volta che andavo in campo sentivo l’onore, ma anche il peso, in senso buono, di rappresentare la mia città e dovevo dimostrare a chi mi guardava che meritavo di essere lì anche perché il confronto con la piazza è quotidiano».
Si aspettava questo ritorno in Serie A dopo un solo anno di assenza?
«C’è da dire che la squadra partiva da una buona struttura dopo la retrocessione, ma non è mai scontato che si reagisca subito positivamente. Sicuramente molto del merito va a Giovanni Stroppa che ha saputo trasmettere i suoi valori tecnici, ma soprattutto umani a tutto l’ambiente. Credo anche che questa società sia solida e che abbia imparato molto dagli errori del passato in chiave della prossima ripartenza nel massimo campionato».
C’è qualcuno che l’ha impressionata di più?
«Kike Perez, per la continuità e le qualità che possiede ha dimostrato di potersela cavare in qualsiasi categoria».
Ma lei che è cresciuto a Sant’Elena cosa pensa che si perderà nel passare dal Penzo al nuovo impianto di Tessera?
«Tutto il romanticismo che il Penzo sa dare. È il secondo stadio più vecchio d’Italia, pensi che venivano tifosi da ogni parte per visitarlo curiosi di vedere l’effetto di una partita giocata “sull’acqua”. È un’esperienza unica che non è ripetibile».
Cosa si aspetta da questa nuova avventura nella massima categoria?
«Sinceramente non so cosa aspettarmi da questa Serie A perché mi sembra imprevedibile ultimamente. Spero che il Venezia possa consolidarsi nella categoria e che questa sia una stagione in cui possa conquistare serenamente la salvezza. Mi auguro che la società mantenga l’ambizione che l’ha contraddistinta fino a oggi e che coinvolga sempre di più i tifosi. Insomma spero il meglio perché il Venezia merita e deve restare in Serie A».
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