Matteo Viola: «Il 2014 l’anno delle rivincite»

MESTRE. Puntava ad entrare quest’anno tra i 100 più forti giocatori del circuito Atp di tennis. Ci è arrivato vicino, poi la schiena lo ha ricacciato indietro e l’obiettivo si è spostato al 2014. Matteo Viola, il miglior tennista mestrino in circolazione, traccia il bilancio della sua stagione e guarda al futuro. «Un futuro nel quale spero prima di tutto di risolvere i problemi alla schiena» sottolinea il 26enne ora numero 135 del mondo, «è stata una stagione di alti e bassi, quella che va concludendosi. Ho avuto ottimi risultati a livello Atp, dimostrando che a quel livello posso starci. Penso al primo turno raggiunto a Rotterdam dalle qualificazioni, al secondo di Kuala Lumpur, ai quarti di Bogotà e Kazan, o al primo turno di Dubai. Mi sono trovato a sfidare gente come Ferrer e Simon, esperienze che mi porterò dietro in futuro. Quel che mi dispiace è il non essere riuscito ad essere costante».
Il 18 marzo scorso Viola ha raggiunto la 118ª posizione del ranking Atp, e a quel punto l’obiettivo sembrava a un passo. «Bastava giocare bene un altro torneo e ci sarei forse riuscito subito» prosegue, «invece la schiena si è bloccata. La spondilodistesi di cui soffro, con una vertebra spostata, quando si fa sentire è un disastro. Con il tennis, va a finire che non ti muovi più e ti devi per forza riposare. Temo che da qui alla fine dell’anno scenderò attorno alla 150ª posizione, perché perderò gli 80 punti conquistati un anno fa a Yokohama. Vedremo come andrà nei prossimi giorni al torneo di Andria che chiude di fatto la stagione».
Tra le soddisfazioni del 2013, l’essersi allenato con un campione del calibro di Del Potro a Roma durante gli Internazionali d’Italia. «È un grande, e non solo fisicamente. Un giocatore fantastico, con un servizio e un dritto che fanno il buco per terra. Da fondo non sbaglia quasi mai, e c’è un motivo se anche quest’anno ha disputato il Master a Londra. Avevo il fiatone a stargli dietro mentre si palleggiava, e nonostante sia alto due metri ha un controllo impressionante. Federer l’ho invece conosciuto a Rotterdam, un signore, un giocatore per il quale non ci sono più aggettivi. Dei nostri dico che Fognini è cresciuto tanto, e Seppi è sempre una garanzia. Ma dietro ci sono tanti giovani che stanno emergendo, una nuova generazione da Quinzi a Cecchinato e Fabbiano sui quali probabilmente si potrà contare in futuro».
Simone Bianchi
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