«L’Eurolega è il mio sogno ma ora penso solo a Brindisi»

Simone Bianchi / venezia
Prima di diventare ancora una volta allenatore dell’anno, Francesco Vitucci incarna quella poesia tipica della Venezia del basket di una volta. Quando gli oratori brulicavano di voci di bambini e ragazzi che si sfidavano su campi improbabili o sui masegni, dove nascevano campioni e leggende, tra sbucciature feroci sulle ginocchia, palloni finiti in canale e giornate che sembravano non finire mai, con gli occhi sempre puntati al canestro. Dalla Laetitia ai vertici nazionali, Vitucci di strada ne ha fatta tanta, ma non dimentica le sue origini e, il primo, è un ringraziamento agli amici che alla “Lae” hanno voluto premiarlo per la splendida stagione.
«La festa è stata inaspettata, mi ha colpito tantissimo. Questi luoghi li ho vissuti, poi la carriera mi ha portato lontano, ma restano nel mio cuore. Venezia rimane la mia città. Anche se sono andato via per lavoro, mi sento sempre attaccato alle mie origini».
E la Sala Mercanti ha una storia speciale.
«Nell’ex cinema ricordo il prete che interrompeva i film per chi faceva rumore o fumava di nascosto. Io lavoravo al bar per entrare gratis. Poi si è smantellato tutto per fare un campetto da pallacanestro tra le colonne, e dopo pranzo arrivavo e vivevo qui tutti i giorni. Ricordo i turni per giocare da tanta gente c’era. Si imparava, si stava nelle regole, c’era socialità. Ormai a Venezia mancano anche i giovani».
Passato, presente e futuro: la prossima stagione? «Per noi a Brindisi sarà una grande sfida, e sarà difficilissima. Veniamo da un campionato fatto fuori dall’ordinario. Con gli stessi mezzi sarà impossibile ripetersi. Intanto rimarrà Gaspardo. Milano? Si sta rinforzando come al solito, e non è la sola».
La venezianità nel basket fa sempre notizia?
«Perché alle spalle abbiamo passione, storia, tradizione e cultura cestistica che rimane viva anche sotto la cenere. Le persone diventano un po’ più vecchie ma in un attimo si riaccende tutto quanto. La tradizione è anche tecnica: negli ultimi playoff erano tanti i veneziani sulle panchine».
Lo scudetto?
«Un allenatore cerca sempre di arrivarci, e spero di farcela prima o poi. Dico una cosa però: sono belli i riconoscimenti individuali, tuttavia l’emozione più intensa è arrivare a un trofeo che condividi con tutti nella tua squadra. Vincere a Milano in campionato è stato bello, ero contento io ma lo era tutto il nostro ambiente. Vorrei vincere qualcosa con Brindisi e per Brindisi, non solo per me».
Obiettivi per il 2021-22?
«Quello più realistico è di restare in fascia medio alta, nelle prime otto, per arrivare anche alla Final Eight di Coppa Italia e giocare i playoff. Noi non possiamo sbagliare nulla. Da tre anni non cambiamo un giocatore per motivi tecnici. Poi, le magie sono possibili nello sport, ma bisogna sapersele costruire».
Il suo sogno?
«Mi piacerebbe avere la possibilità di allenare una squadra altamente competitiva per fare l’Eurolega, mettermi alla prova a un livello superiore da capo allenatore. Bisogna essere al posto giusto nel momento giusto, credo nelle tempistiche».
Allenare un giorno la Reyer?
«È un discorso molto delicato, non ne parlo mai. La Reyer è la Reyer, però non voglio pensare di tornarci perché sono veneziano, ma perché mi sono riconosciuti i meriti nel mio lavoro. Poi non è detto che le strade s’ incrocino». —
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