«Ho dato tanto e ricevuto altrettanto L’ultima vittoria resta la più bella»

l’addio
JESOLO
Dopo l’ultimo successo con la maglia della squadra della sua città, si è ritirato Matteo Maestrello, capitano del Secis nella cavalcata vittoriosa culminata con la promozione in Serie B ma, soprattutto, uno dei migliori talenti della pallacanestro veneta degli ultimi due decenni. A 40 anni ha detto basta, appendendo le scarpe al chiodo, consapevole di aver dato tanto e ricevuto pure molto da un mondo in cui ha saputo emergere a ogni livello. Una carriera lunghissima, iniziata nel 1996 nelle giovanili di Treviso, club con il quale ha vinto una Coppa Italia e una Coppa Saporta a livello continentale. Nel suo palmares anche due promozioni in Serie A con la Virtus Bologna e con la Reyer Venezia, una Coppa Italia di LegaDue con Brindisi, esperienze anche a Reggio Emilia, Imola e Ferrara. Negli ultimi anni, due promozioni anche con lo Jesolo, passando dalla C Silver alla C Gold, e quest’anno alla Serie B per chiudere in bellezza.
È stata una decisione sofferta, ritirarsi?
«Ho 40 anni, e il tempo passa per tutti. Forse era arrivato il momento di fermarmi. Ho raggiunto tanti obiettivi, dopo aver iniziato a fare i primi tiri a canestro proprio con lo Jesolo, città in cui vivo e che amo. Avevo 9 anni, e ci sono poi ritornato a fine carriera, riportando ancora questo club alla vittoria in un campionato. Esserne stato il capitano, è un motivo di enorme orgoglio».
Come è arrivato alla decisione di fermarsi?
«“Ho fatto una promessa a mio padre, prima che mancasse il mese scorso. Era giusto smettere, e so che mi ha visto da lassù mentre giocavo la finale con Imola. Non saprei cosa chiedere di più a me stesso. A maggior ragione ora, perché c’era chi diceva tre anni fa che ero finito. Invece ho smentito tutti. Decido io quando smettere non gli altri, e ho fatto bene a proseguire. Una scelta alla fine fatta con serenità, e sono orgoglioso di tutto».
Lascia con una vittoria splendida.
«Lascio da vincente, con la squadra che mi ha dato tante soddisfazioni. A dicembre diventerò poi di nuovo papà, e stavolta di una bambina. Devo ancora decidere con mia moglie, ma si chiamerà Maria Vittoria o Vittoria, e questa cosa ha tanti significati speciali per noi».
Il presidente dello Jesolo la vuole come dirigente.
«Rimarrò nel basket, che è sempre stato parte della mia vita, e sarò a disposizione ancora dello Jesolo ma in vesti differenti. Cercherò di stare vicino al club, poi vedremo in quale ruolo».
Si vede come allenatore tra qualche anno?
«Non lo so ancora. Franco Marcelletti, che fu mio allenatore tanti anni fa, mi ha sempre detto che sono portato per insegnare pallacanestro. Quindi non si sa mai, per ora rimarrò una risorsa dello Jesolo, anche se servisse portare gli asciugamani, lo farei volentieri. Ho dato tanto, ma ricevuto tanto anche da questo club, siamo grandi amici, e forse ancor più ora».
Ha potuto giocare in grandi club negli anni scorsi.
«Penso alla Reyer, a Treviso, alla Virtus Bologna o a Brindisi. Ho fatto tanta gavetta e ho vinto molto. Ho avuto coach come Obradovic, Consolini, Mazzon, Marcelletti, Bucchi Ramagli e tanti altri. Tutti mi hanno insegnato a crescere. Non avrei mai pensato di chiudere così, a casa mia e con una vittoria. Oltre trent’anni di carriera, e devo tanto alla mia famiglia, ai miei genitori mi hanno aiutato moltissimo e a mio fratello che ha giocato con me anche quest’anno».
Il ricordo più bello?
«La proposta di matrimonio fatta a mia moglie, organizzata dietro le quinte da presidente e direttore sportivo dello Jesolo, cinque anni fa, al termine di una partita contro Treviso. Striscione, magliette con scritto “si” e “no”, tutto molto bello e riuscito alla perfezione».
La vittoria più bella?
«A livello sportivo, le ultime vittorie rimangono impresse ed è vero, quindi dico la promozione di quest’anno in B con lo Jesolo. Una stagione difficilissima tra rinvii e Covid. Ma anche giocare al PalaMalaguti di Bologna in maglia Virtus, davanti a 10 mila persone, nei playoff, è stata un’esperienza pazzesca». —
Simone Bianchi
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