Francesco Alfier l’analista statistico per la scienza basket

Figura diffusa negli Stati Uniti, in Italia non tutti lo hanno «Non sono un tecnico, il mio è il linguaggio dei numeri»

MESTRE. Negli Stati Uniti è una delle figure più importanti, in Italia è una qualifica che non esiste ancora. Analista statistico: studi e ricerche, esperti che “pesano” più dei giocatori. Dal baseball al basket, dal football all’hockey su ghiaccio, gli sport-cult oltreoceano. La Reyer ha precorso i tempi, da due anni Francesco Alfier fa parte integrante dello staff guidato da Andrea Mazzon. Figura silenziosa, quasi invisibile in panchina, “armato” con il suo computer. Pronto a sciorinare numeri e dati, voce dopo voce, azione dopo azione, che possono anche modificare l’andamento di una partita. «Ho sempre avuto la passione per i numeri e per la matematica» spiega Francesco Alfier, la cui tesi è finita anche ad Harvard ed East Michigan University, «ma devo ringraziare la Reyer per l’opportunità che mi ha dato, soprattutto in un momento in cui non è semplice per i giovani trovare subito un lavoro appena terminata l’Università. Negli Stati Uniti l’analista statistico è una figura diffusa negli sport di vertice, in Italia non c’è ancora una cultura diffusa, ma credo che in tempi brevi anche il nostro campionato si metterà in linea».

Negli Stati Uniti l’analisi statistica nella pallacanestro ha preso le mosse nel 1955 quando Dean Smith espose le sue prime teorie nel libro “Basketball multiple offense and difense” per arrivare nel 2003 alla stesura di “Basketball on Paper: Rules and Tools for Performance Analysis”, scritto da Dean Oliver . Ma la diffusione di testi nel settore è a livello enciclopedico. La Reyer è arrivata tra le prime in Italia, anche grazie all’“invenzione” di Francesco Alfier. «Utilizziamo un software che ho inventato per la mia laurea triennale e che fa parte integrante della mia tesi. Io non ho alcuna competenza tecnica, ci pensa lo staff tecnico, mi limito a fornire elementi numerici in grado di completare la visione sul piano tecnico».

Uno strumento che si potrebbe estendere anche al calcio? «Non credo. Ci sono troppe discriminanti poco certe in questo sport. Difficile stabilire con esattezza se un passaggio è giusto o sbagliato, ad esempio, mentre nella pallacanestro le voci sono meglio standardizzate».

Negli Sati Uniti l’analista statistico è una figura che non può mancare in nessuna società. «Escono libri a getto continuo, ci sono un sacco di studiosi del fenomeno, anche professori di Economia che si dilettano a seguire l’andamento di questa professione».

Durante le partite Francesco Alfier è un interlocutore privilegiato dello staff tecnico granata. «Io sono concentrato sul mio computer per gli aggiornamenti live, seguendo gli schemi del quintetto che è in campo. Ad essere sincero non ero molto addentro alle questioni tecniche, in questi due anni ho dovuto impararmi anche gli schemi. Pronto per allenare? No, non scherziamo. Gli schemi devo conoscerli, per fortuna non c’è solo la partita, ho tutta la settimana per aggiornarmi durante gli allenamenti». Il Taliercio sta diventando la seconda casa di Francesco Alfier, anche perché l’obiettivo della dirigenza e dello staff tecnico della Reyer è di migliorare in futuro l’analisi statistica anche al settore giovanile.

Michele Contessa

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