El Shaarawy, il Venezia punta al Faraone per la Serie A

Non solo tattica, gli arancioneroverdi mettono gli occhi sul Faraone per l’esperienza e per inserire un giocatore capace di tenere le briglie del gruppo: sarebbe in grado di garantire alla squadra il  know-how del calcio d'élite

Giuseppe Malaguti
Stephan El Shaarawy esulta dopo un gol in azzurro
Stephan El Shaarawy esulta dopo un gol in azzurro

Il Venezia vuol chiudere con Stephan El Shaarawy e dopo aver chiuso per Toma Basic il direttore sportivo Filippo Antonelli ha accelerato per trovare la quadra con l’ex azzurro che nelle ultime stagioni ha giocato con la maglia della Roma. Il calciomercato del resto vive di intuizioni, ma sono i colpi di spessore internazionale a cambiare radicalmente le prospettive di una squadra. La scelta del Venezia di puntare con decisione su Stephan El Shaarawy risponde a questa logica.

Il club lagunare non si assicura soltanto un calciatore di talento, ma acquista un vero e proprio moltiplicatore di potenziale per l'organico. Ma cosa potrebbe portare, concretamente, un profilo come il “Faraone” in laguna?

Di certo sarebbe il punto di riferimento per i compagni più giovani, l'uomo a cui affidare il pallone quando scotta e il collante ideale tra l'allenatore e lo spogliatoio. La sua presenza alzerebbe automaticamente il livello di concentrazione di tutto il gruppo. Nel calcio moderno, la rigidità dei ruoli è un concetto superato, ed El Shaarawy ne è la perfetta dimostrazione vivente. Il Venezia si assicura un giocatore capace di ricoprire più ruoli con la stessa efficacia, offrendo all'allenatore una quantità infinita di soluzioni a partita in corso.

Negli ultimi anni di carriera, Stephan ha completato una evoluzione fisica e tattica. È in grado di agire come quinto di centrocampo, garantendo una fase di ripiegamento generosa senza perdere la lucidità quando c'è da spingere. La sua capacità di coprire la fascia – sia a destra che a sinistra – permetterebbe al Venezia di cambiare modulo in corsa.

El Shaarawy, rimane per sua natura una seconda punta, e resta un pericolo pubblico numero uno. Il suo classico movimento a stringere verso il centro partendo da sinistra per calciare sul secondo palo è un marchio di fabbrica che in Serie A fa ancora male. La massima serie italiana è un campionato spietato, dove spesso la differenza tra la salvezza e la retrocessione non la fa la qualità del gioco, ma la gestione dei momenti chiave della partita.

Con centinaia di presenze in A, i gol pesanti nei derby di Roma, l'esperienza europea e i trascorsi in Nazionale, El Shaarawy regalerebbe a Venezia il cosiddetto know-how del calcio d'élite. Sa come si gestisce la pressione di un momento di crisi, come si addormenta una partita nei minuti finali e come si legge il posizionamento delle difese più bloccate del mondo. Per una squadra che deve lottare centimetro dopo centimetro, questo bagaglio non ha prezzo. Oltre ai piedi e ai polmoni, c'è l'aspetto umano. El Shaarawy arriverebbe a Venezia non come una stella a fine carriera in cerca di un ultimo contratto, ma come un professionista esemplare, noto per la sua etica del lavoro. Il Faraone incarna una leadership naturale e silenziosa.

 

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