Ecco i Dragoni, un XV speciale a Mirano sul modello inglese

MIRANO. La capitale del rugby inclusivo è Mirano. Il club bianconero, che due anni fa ha festeggiato i 60 anni di storia, è da tempo in prima linea sia nello sport che nel sociale, ma ora ha fatto un deciso salto di qualità, diventando la prima realtà italiana a prendere spunto dall'esperienza inglese, e aprendo le porte al sogno di creare una squadra di ragazzi con sindrome di Down o con deficit intellettivi.
Il mondo della palla ovale italiano sta osservando con attenzione questo progetto che, da giovedì scorso, è entrato nella sua fase operativa. Si chiama Dragon's Challenge, dove i Dragoni saranno simbolo sulle divise dei ragazzi e delle ragazze coinvolte. Un progetto emozionante che parte da lontano, perché il Mirano del presidente Stefano Cibin da sei anni lavora con l'Associazione italiana persone down di Venezia, e ha già inserito nel suo contesto alcuni giovani con questa problematica, registrando oltretutto ottimi risultati.
Ma la Dragon's Challenge ha visto il fondamentale apporto dei Witney Wolves, club inglese creato dal nulla da Jeremy Bristoe, che ora abita a Noale, e che dieci anni fa iniziò con un paio di giovani per ritrovarsi strada facendo con un gruppo di 36. Alcuni di questi sono stati ospiti per tre giorni del Mirano, hanno raccontato la loro esperienza, accompagnati dai genitori e coinvolgendo tutti i presenti con una straordinaria e unica Haka in stile neozelandese.

«Lo sport deve essere vissuto come una opportunità di vita e di crescita», ha detto Silvia Vianello, la psicologa che da sei anni affianca il Mirano con il progetto “Una meta per crescere”, e ora sarà tra i protagonisti anche della sfida dei Dragoni. «Il Mirano ha nel Dna lo spirito rivolto al sociale e al prossimo, con tanti progetti che hanno già visto coinvolte Usl 3, Aido, Avis, Aipd e molte altre realtà. Si può andare oltre la disabilità fisica e intellettiva, dando una opportunità a chi ha comunque dei talenti da esprimere».
Il progetto presentato è stato accolto con favore anche dall'Amministrazione comunale, mentre il consigliere regionale Alberto Semenzato, ex rugbista, si è detto pronto a presentare il progetto in Regione per ottenere anche sostegno economico al suo sviluppo.
«Ci siamo resi conto che dobbiamo metterci a disposizione di questi ragazzi, perché hanno diritto a un percorso inclusivo e sportivo» ha aggiunto il presidente del Mirano, Stefano Cibin. «hanno diritto a essere coinvolti e aiutati, e l'augurio è che a macchia d'olio questo lavoro si allarghi in tutta Italia, come avvenuto nel Regno Unito, dove all'ultimo evento nazionale hanno giocato oltre 600 giovani».
La base di tutto è il Rugby Tag, diverso da quello tradizionale e dal Touch Rugby, venendo vincolato a una bandierina legata sui fianchi dei giocatori. Ma come hanno dimostrato i Witney Wolves, basta veramente poco per far emergere i valori di questa disciplina, creando una famiglia dove autostima, salute e socialità prendono il sopravvento.
Negli interventi dei genitori inglesi è stato rimarcato come i giovani siano rinati, abbiano cominciato a socializzare, a parlare con gli altri dopo anni di chiusura in sé stessi tra problematiche come l'autismo o l'Asperger.
«I Wolves sono felici, si sentono coinvolti» ha sottolineato Jeremy Bristoe «non rifiutiamo nessuno, giochiamo con chi ha delle sfide da vincere. La cosa incredibile è che non abbiamo avuto supporto dalla federazione inglese di rugby, ma solo dalle famiglie, eppure il risultato è stato straordinario».
E come ha fatto notare la madre di un ragazzo inglese «Un mondo dove chi ha più problemi sta bene, è un mondo dove tutti stanno bene».

Il progetto è proseguito con la formazione di 29 educatori, per lo più veneti e della zona di Mirano, passando dalle lezioni teoriche nella club house del Mirano, a quelle pratiche in campo, seppur sotto la pioggia. Sabato è stata disputata anche una amichevole di Tag Rugby tra i Wolves e la Under 12 del Mirano, per mostrare a tutti cosa si può riuscire a fare, e come una disabilità non deve essere considerata un limite a 360°. Lo sport può molto: il rugby e il Mirano lo hanno dimostrato ancora una volta. —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








