Di Mariano: «Peccato, è stato un gol inutile»

L’attaccante del Venezia rivive le emozioni del ritorno a Lecce con una certezza: «Sarebbe stato più giusto il pareggio»

MESTRE

Il gol lo cercava da quasi un anno, ma Francesco Di Mariano avrebbe preferito allungare l’astinenza sotto porta in cambio della vittoria. Gioia personale annacquata dalla sconfitta a Lecce, un ritorno agrodolce per il talento siciliano nella città che lo accolse tredicenne e da dove spiccò il volo verso la Roma. Con lo Spezia c’era andato vicino, con il Benevento si era procurato il calcio di rigore, poi affidato a Citro, a Lecce ha trasformato in oro la corta respinta di Bleve, suo compagno ai tempi dell’avventura in giallorosso, sulla sassata di Falzerano. Ancora una partita giocata da seconda punta, come era accaduto con Spezia (insieme a Vrioni) e Benevento (con Geijo, suo compagno di reparto anche al Via del Mare), anche se forse l’estro di Francesco Di Mariano si esprime meglio dietro agli attaccanti. Tre sconfitte di fila pesano sul cammino del Venezia, il campionato è appena iniziato, ma è già una zavorra pesante, tanto che la prossima gara con il Livorno è di quelle da non sbagliare assolutamente. E siamo solo alla quarta giornata di campionato. «Non stiamo attraversando un bel momento» ammette Di Mariano, «ma a Lecce siamo riusciti a disputare una buona gara. Il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto per quanto fatto vedere in campo dalle due squadre. Fa male perdere, ma siamo solo all’inizio della stagione, e non è solo un modo di dire. Bisogna portarsi a casa quanto di positivo fatto sabato a Lecce. Questo è un campionato molto duro e complicato». Fatto sta che il Venezia ha stabilito un record negativo evitato dal Venezia di Inzaghi: mettere in fila tre sconfitte consecutive. Di Mariano è stato il grande ex della partita, e a Lecce è arrivato il primo gol che conta in arancionerverde. Era dal 24 ottobre dell’anno scorso che Di Mariano non provava l’ebbrezza del gol, quando realizzò il 2-3 nella sconfitta interna del Novara contro la Salernitana. Un gol inutile anche quel giorno, il terzo, ma anche l’ultimo del suo torneo. Non è stata una trasferta come le altre per il numero 20 di Stefano Vecchi. «Lecce non è un posto come un altro» aggiunge «è come se fosse la mia seconda casa. Ci sono arrivato ragazzino, la prima volta lontano da casa. Ho solo ricordi positivi degli anni trascorsi in Salento, tante immagini si sono accavallate non appena ho messo piede in albergo, lì vicino prendevo il pullman per ritornare a casa. Ho avvertito forti emozioni». Non ha pensato al suo ex compagni Bleve, quando ha visto il pallone in fondo al sacco, non ha gioito, alzando le braccia al cielo, prima di essere sommerso da altre maglie arancioneroverdi. Poi la delusione al fischio finale, quando si era già accomodato in panchina. —

Michele Contessa

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia