Bozzetti e gli scafi del futuro «Volano, ma decide l’uomo»

Il 50enne veneziano, con 13 titolo mondiali, ha chiuso quarto alla Dragon Cup «Oggi l’equipaggio in barca è diminuito, e ciò riduce l’incidenza degli errori»

/ VENEZIA

Tredici titoli mondiali, spaziando dai Farr 40 ai Maxi 72, l'ultimo conquistato lo scorso ottobre su uno swan 50, un'esperienza alla Louis Vuitton Cup (la fase di qualificazione di Coppa America) su Mascalzone Latino e tantissimi risultati in campo nazionale e internazionale per Cesare Bozzetti, veneziano, 50 anni, socio della Compagnia della vela. Bozzetti da poco è tornato in laguna da una regata della classe dragoni, dove insieme all'amico e socio della Compagnia della vela, Giuseppe Duca e a Gustavo Lima, ha ottenuto un ottimo quarto posto a bordo di Yanez all'International Italian Dragon Cup a Sanremo. Yanez è anche arrivata prima tra le barche italiane.

Bozzetti e Duca, che in questi anni hanno ottenuto moltissimi successi personali, sono tornati a gareggiare in coppia dopo tantissimi anni, dopo le esperienze fatte insieme sul 470. Nei prossimi mesi, invece, Bozzetti sarà impegnato con il maxi 72 Cannonball e con il 100 piedi Arca, in una serie di manifestazioni internazionali. Storico il matrimonio che lega Bozzetti alla Compagnia della vela della quale è socio dal 1980 e dove, da bambino, ha cominciato la sua carriera di velista.

40 anni di grandi successi, tra passione per il mare e la vela ed emozioni, in giro per il mondo, portando in alto il guidone del circolo lagunare. Una carriera che però non l'ha mai tenuto per troppo tempo lontano dalla sua famiglia e dalla sua città, Venezia, dove è titolare di un hotel, a pochi passi da Rialto. Con Bozzetti non si può non parlare degli AC75 visti di recente in Coppa America e della vela del futuro. «I catamarani mi avevano un po’ stancato, un 72 piedi che vola così stabile, con quella serenità, è invece davvero incredibile. Quei monoscafi che volano con 40 nodi, rappresentano un vero salto nel futuro. In queste barche, nonostante l'alta tecnologia che è presente, però è ancora l'uomo che decide che fare. Quando, però tra un paio d'anni la tecnologia, la tecnica saranno più sofisticati e l'imbarcazione non sarà più in mano all'uomo ma al software, allora non potremo parlare più di sport. Per quanto mi riguarda questa vela ancora mi piace, ma perchè la componente umana è ancora fondamentale».

Rispetto a una decina di anni fa anche il numero di elementi dell'equipaggio è cambiato. «Certo. Adesso ci sono molti meno uomini in barca e questo riduce in percentuale l'incidenza dell'errore umano». Per Bozzetti, gli AC75 hanno offerto adrenalina, velocità e acrobazia che è quello che i giovani cercano e sul format utilizzato in Coppa America, il velista veneziano è dell'opinione che si tratta di una formula vincente per coinvolgere il pubblico. —

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