Alejandro Canale, da Mestre a direttore dell’Union Cordobesa

MESTRE. Era la stagione 2009/2010, il Casinò di Venezia si gioca una salvezza che dopo un terzo di campionato appare già impresa durissima. Al posto di Marzio Innocenti, sulla panchina viene chiamato Alejandro Canale, allenatore con una prestigiosa carriera a cavallo tra l'Italia (Modena, Bologna, Rovigo e Silea, poi direttore sportivo a Padova e a Calvisano) e la natia Argentina. Il tecnico cordobese annusa bene l'ambiente e costruisce un gruppo che arriverà a giocarsi il traguardo fino all'ultimo match stagionale, quando una meta del Parma a tempo ampiamente scaduto disegna il 20 a 21 finale che spingerà la squadra fuori dall'Eccellenza.
La settimana scorsa il sessantenne italo-argentino, padre dell'azzurro Gonzalo e dell'ex lagunare Alejandro jr "Magoo", ha vinto il concorso per il ruolo di direttore Sportivo della Union Cordobesa de Rugby, la seconda entità per importanza nell'immenso panorama ovale del Paese sudamericano da cui è uscita gente come Dominguez, Pez e Orquera. Giusto per dare due numeri, parliamo di 65 club rappresentati da oltre 7500 atleti, con i seniores suddivisi in tre livelli diversi di competizione in corsa per i vari titoli nazionali.
«Come ogni anno mi trovavo in Argentina per visitare la mia famiglia e affari»,, racconta Canale in uno dei rari momenti di pausa concessi dal nuovo ruolo. «L'UCR era alla ricerca del nuovo direttore sportivo, figura molto prestigiosa in quanto garante del progetto tecnico, recentemente elaborato con proiezione sul 2020. Alcuni amici mi spingono a presentarmi, cosa che faccio essendo attualmente senza impegni in Italia. Beh, sui 10 partecipanti il concorso l'ho vinto proprio io, e adesso eccomi qua». In piena bufera economico-finanziaria. «Certo la situazione è difficile, ma questa per me era una sfida da non perdere: in crisi economica perenne e isolati dai paesi rugbysticamente più evoluti, non avete idea delle difficoltà, ma sapere di poter dare il mio contributo al movimento argentino è una cosa che mi stimola». Non che l'Italia se la passi tanto meglio, nel rugby come in tutto il resto... «Ma il mio cuore è lì, in Italia dove tornerò a vivere con mia moglie quando finirà questo nuovo capitolo della mia vita. Mio figlio Gonzalo (attualmente a La Rochelle, club molto ambizioso della Pro D2 francese), credo farà lo stesso, mentre "Magoo" (anche lui ex Veneziamestre) ha ormai solide radici qui a Cordoba». Il Belpaese nel cuore, dunque, e per Mestre un angolo particolare: «Una grande esperienza, gente magnifica che non si voleva arrendere», chiude Canale. «I giocatori e tutti quelli che hanno collaborato con me quell'anno hanno un posto speciale nei miei ricordi, sono stato fortunato ad averli incontrati».
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