A volte ritornano Dalmasson alla Reyer come dirigente «Ora sono a casa»

Il tecnico ha lasciato il Taliercio 11 anni fa. Adesso ha 64 anni e ha accettato di lasciare la panchina per dedicarsi alla supervisione 
Michele Contessa
Conferenza Stampa presentazione Eugenio Dalmasson Umana Reyer Venezia Mestre, 07/07/2021Lorenzo Pòrcile
Conferenza Stampa presentazione Eugenio Dalmasson Umana Reyer Venezia Mestre, 07/07/2021Lorenzo Pòrcile

Michele Contessa / MESTRE

A volte ritornano, anche a distanza di anni.

Undici estati fa, Eugenio Dalmasson lasciava il Taliercio per iniziare la lunghissima esperienza a Trieste. Adesso il ritorno a “casa”, che non è solo Mestre, ma soprattutto la Reyer. E’ stato il primo allenatore dell’era-Brugnaro, l’artefice della promozione in LegaDue nel 2008, della prima coppa, la Winter Cup di B d’Eccellenza nel 2007, ma è stato anche il tecnico della formazione femminile nella stagione 2009-2010, dopo l’esonero di un anno prima dopo 9 giornate. Novantaquattro panchine con la squadra maschile, tra campionato e coppe varie, 32 con quella femminile, portata alla finale della Coppa Italia, persa al Taliercio contro Schio. Adesso la terza “vita” in orogranata per il sessantaquattrenne Dalmasson, chiamato dal patròn Brugnaro e dal presidente Casarin a rivestire un ruolo dirigenziale a 360°, che spazierà dalle due squadre senior, con un’attenzione maggiore per la parte femminile, al settore giovanile, con un occhio proiettato anche verso Chiusi, società satellite neopromossa in Serie A/2.

Come è nata questa scelta?

«Il patròn Brugnaro e Casarin mi hanno messo questo tarlo in testa qualche tempo fa, dopo tanti anni in panchina e un’ultima stagione ricca di soddisfazioni a Trieste. Era da un po’ che stavo pensando a nuove esperienze, di fronte a questa proposta non ci ho pensato tanto».

Che rappresenta la Reyer?

«Per me la Reyer è una “casa”, lavorare con persone che conosci e che stimi è facile, all’interno di una struttura organizzata come la Reyer, credo che per qualsiasi allenatore o giocatore sia motivo di grande orgoglio. Ho vissuto la chiamata di Casarin con questo spirito, adesso cercherò di dare una mano in qualsiasi settore serva. So come si lavora alla Reyer, la mia disponibilità sarà a 360°, dove servirà il mio contributo, lo farò con grande passione e con grande voglia di imparare, avendo l’occasione di lavorare tutti i giorni al fianco di Casarin».

Come si riparte in un ruolo nuovo?

«Con grande entusiasmo, in passato ho avuto modo di allargare già la mia sfera di competenze, occupandomi del mercato o della parte organizzativa. Quelle esperienze le porterò alla Reyer, aprendo una nuova fase della mia attività lavorativa. Non è semplice cambiare dopo quarant’anni in panchina, ma avrò nuovi stimoli per percorrere questa nuova strada nel migliore dei modi».

Dalmasson era presente alle origini del progetto-Brugnaro, che Reyer ritrova?

«Ricordo sempre il primo incontro che ho avuto con lui e con Casarin, ascoltando i suoi obiettivi ci guardavamo negli occhi, ma ha avuto ragione lui. Tutto quello che aveva in mente si è concretizzato, inimmaginabile in quel momento, i risultati sono stati e continuano a essere dalla sua parte. Venezia adesso rappresenta una realtà di altissimo livello nel panorama della pallacanestro italiana».

Quanto “pesa” questo ritorno?

«Credo che sia un riconoscimento anche per la persona perché se si voleva prendere solo un dirigente, potevano prendere chiunque. Qualsiasi professionista del nostro mondo sarebbe venuto a piedi alla Reyer».

Solo la Reyer avrebbe spinto Dalmasson a lasciare la panchina?

«Assolutamente sì, in questo sono ancora ambizioso, sono tornato a Mestre non perché ci vivo, ma per lavorare con persone che stimo, sarei stato pronto ad allenare ancora in qualsiasi città».

Sensazioni nel tornare alla Reyer?

«Voglio entrare in punta di piedi, con la voglia di imparare, avendo vicino persone di grande competenza posso solo imparare in fretta. Avrei potuto continuare ad allenare, ma quella della Reyer era una proposta irrinunciabile».

Quale momento di maggior soddisfazione a Trieste?

«In undici anni ce ne sono stati tantissimi, ma direi la promozione in Serie A/1 alla seconda finale di fila, la prima persa contro la Virtus Bologna. Ho preso Trieste in Serie B, davanti a 500-600 persone, terminare con playoff e Final Eight riportando 7-8mila persone al palasport, credo sia stata la chiusura di un cerchio». —

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