Leo Stulac: «Venezia in A e Nazionale Il mio sogno possibile»

Sei gol finora, rendimento costante, idee chiare per un grande futuro. La stella slovena che brilla in laguna si racconta alla redazione 
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 05.05.2018.- Calcio Venezia\Foggia. Esultanza a fine partita, Stulac
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 05.05.2018.- Calcio Venezia\Foggia. Esultanza a fine partita, Stulac

MESTRE. L’immagine di un ragazzino, di spalle, con la testa rivolta verso l’alto, mentre guarda una grande tribuna piena di spettatori, una tribuna che sembra quella del “Bernabeu”. Una volta i sogni si mettevano nel cassetto, adesso si possono anche tatuare sul braccio. Come ha fatto Leo Stulac. Quel ragazzino del tatuaggio è lui. «Sono felice di quello che ho, ma come tutti i calciatori, il mio sogno sarebbe quello di arrivare ad un club di livello mondiale. Non mi illudo, oggi è già una grande cosa vestire la maglia del Venezia e io per questa maglia cercherò di fare il massimo. Arrivare in Serie A con il Venezia sarebbe fantastico. Il futuro non lo so. Il Real Madrid? Chi non vorrebbe...». Leo Stulac, nuova stella del Venezia di Inzaghi, ospite della Nuova. Due chiacchiere in amicizia, tanto il gol al 94’ contro il Foggia, quanto la sonora sconfitta di Cremona, sono già alle spalle. Che sappia tirare bene le punizioni è noto, cerchiamo di sapere qualcosa di più su questo ragazzo sloveno rimasto a soffrire per mesi in panchina, prima di dimostrare tutto il suo valore. «Da qualche mese la mia vita è cambiata» racconta «ma ero certo che prima o poi sarebbe arrivato il mio momento. A gennaio avevo la possibilità di andare in un altro club, ma ho scelto di restare e ho fatto bene. Il mio club è il Venezia».



Leo Stulac parla bene l’italiano. «L’ho studiato a scuola. Io sono di Izola (Isola d’Istria), anche se risulto nato a Koper (Capodistria), da noi c’è il bilinguismo ed è molto importante per il lavoro». Nato nel 1994, in una Slovenia già indipendente. «Mi dicono che stiamo meglio adesso e penso che sia vero. Abbiamo avuto la crisi anche noi, qualche problema con l’euro c’è stato, ma non vedo tante differenze con l’Italia. Io sono fortunato a fare il calciatore, alcuni miei amici hanno avuto il problema del lavoro. Il porto di Capodistria è una opportunità, ci sono anche molte aziende private, anche se il lavoro pubblico dà maggior sicurezza».

Foto Agenzia Candussi/ Crucco / Mestre, via Poerio, Redazione Nuova Venezia / intervista a Leo Stulac del Venezia Calcio / nella foto: Leo Stulac
Foto Agenzia Candussi/ Crucco / Mestre, via Poerio, Redazione Nuova Venezia / intervista a Leo Stulac del Venezia Calcio / nella foto: Leo Stulac


Nato per fare il calciatore, si diceva. « Sin da piccolo ho avuto solo il calcio nel sangue. Seguendo l’esempio di mio fratello, Mattia, più grande di tre anni, anche lui ha giocato ed era molto più bravo di me, ma non ha avuto la mia stessa fortuna. Per me lui è sempre un punto di riferimento».

Leo Stulac, uomo del giorno del Venezia : "A Cremona per vincere"


Prima del Venezia, comunque, la trafila nelle giovanili del Koper, fino alla prima squadra, ai successi e alla maglia di tutte le Under della Nazionale. «Nel Koper ho imparato molto, ho potuto giocare anche i preliminari delle coppe europee, purtroppo l’anno scorso la società è fallita, è stata esclusa dal campionato e ha ricominciato dalla quarta divisione. Mi dispiace tanto, soprattutto per i ragazzi che giocavano nelle giovanili e che avevano tante speranze».

Tanti titoli sui suoi gol, pur essendo un centrocampista, non lo hanno cambiato. «A dire la verità non leggo i giornali. So che adesso si sta parlando bene di me, ma se le cose andassero male arriverebero le critiche, mai piacevoli, e allora ecco che preferisco evitare. Resterei male».

Foto Agenzia Candussi/ Crucco / Mestre, via Poerio, Redazione Nuova Venezia / intervista a Leo Stulac del Venezia Calcio
Foto Agenzia Candussi/ Crucco / Mestre, via Poerio, Redazione Nuova Venezia / intervista a Leo Stulac del Venezia Calcio


Ora Leo Stulac vive a Campalto. Ha imparato anche un po’ di dialetto, comprese le esclamazioni tipiche nostrane, Vita tranquilla assieme a Tina Lisa, la sua ragazza, anche lei slovena. «Qualche giro a Venezia, città meravigliosa, ma niente vita pubblica. Qui si sta benissimo, cucina ottima, amo la pasta italiana. Il pesce? Sì, ma anche dalle mie parti è buonissimo. Anche i tifosi del Venezia sono bellissimi, la curva sud trasmette una carica incredibile, fantastica, ma finita la partita l’ambiente di permette una vita normale. Autografi per la strada? Poche volte, non ci sono le tifose che vogliono il selfie, la mia ragazza può stare tranquilla...».

A proposito di tifose e di selfie, parliamo del mister? «È una persona straordinaria. Da lui c’è solo da imparare. Quando ero ragazzo lo vedevo in televisione, uno degli attaccanti più forti del mondo. Una grande emozione essere un suo giocatore. Vedi che vive per il calcio, lo studia, sa coinvolgere tutti. E poi ha una voglia di vincere che non finisce mai e la trasmette a tutti noi».

Una squadra preferita, da ragazzo? «Prima il Koper, ora il Venezia... No, non ne avevo una in particolare. Le seguivo tutte. Forse se la Triestina fosse stata in Serie A sarei andato qualche volta a vederla, non lo so. In Italia sono venuto per tanti tornei giovanili. Del calcio italiano comunque sono sempre stato ben informato, l’ho seguito in televisione, nei vari canali pubblici e privati. E naturalmente anche le coppe europee». Una ruota che gira, chi viaggia sulla cinquantina e oltre (ma i più giovani possono chiedere conferma ai parenti più grandi) ha visto tanto sport - e non solo - su Tele Capodistria, e ascoltato tanta musica su Radio Capodistria (mitico d.j. Luciano Minghetti...) quando da noi ancora non esistevano radio e tivù private.



Chiudiamo con la Nazionale. Ci siamo? «Due mesi fa ho ricevuto la prima convocazione, ma sono rimasto in panchina. Ci spero, non mollerò è un sogno e anche questo può diventare realtà. Il campionato sloveno non è più come prima ma i grandi giocatori ci sono: Ilicic su tutti, ma anche Kurtic, Birsa, un giovane di valore è Zajc, che gioca nell’Empoli. Essere in questo gruppo è uno stimolo a fare sempre meglio».
 

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