Eutikia, Gianni e Marina. Giro del mondo in barca a vela

I coniugi veneziani Testa, con la barca il cui nome significa “buona fortuna” raccontano il loro giro del mondo a tappe. Passione, avventura e nuovi progetti

VENEZIA. Giovanni “Gianni” Testa l'avevamo salutato a metà aprile dell’anno scorso, mentre con la moglie Marina era in partenza per l'Australia, da dove dovevano riprendere il loro giro per il mondo che li avrebbe portati in Malesia. I due velisti lidensi sono rientrati e in occasione di una serata organizzata dal Diporto Velico Veneziano, circolo del quale sono soci, hanno raccontato la nuova avventura. Testa ha presentato tre filmati di mezz'ora ciascuno, che raccontano questi mesi di navigazione, ma anche di esplorazione dell'Australia e dell'Indonesia.

Testa e sua moglie sono rientrati a novembre, dopo aver lasciato la loro Eutikia a Pangkor in Malesia. I due velisti lidensi avevano raggiunto il porto malese il 31 ottobre e lì hanno ormeggiato la loro barca Eutikia, nome che in greco significa buona fortuna, un amel Super Maramu 2000, ketch di 16 metri. I coniugi Testa erano salpati da Bundaberg in Australia il 10 maggio e da lì dopo aver navigato lungo le coste australiane sono arrivati a Darwin, da dove si sono diretti prima verso l’Indonesia e quindi in Malesia, porto finale di questa nuova tappa intorno al mondo.

«Seguendo la rotta di James Cook» racconta Testa «abbiamo costeggiato la costa est dell’Australia, 2000 miglia di navigazione, 1200 delle quali di barriera corallina». Mari molto difficili di notte, per cui su questo tratto i due velisti hanno dovuto navigare sempre di giorno. «In questi mari» ricorda Testa «ci sono correnti molto forti e dislivelli di marea anche di 5, 6 metri. Per questo abbiamo cercato di arrivare sempre agli ancoraggi di giorno». Una navigazione non facile, sempre sotto costa, dove non era quasi mai possibile fare il bagno vista la presenza dei coccodrilli.

Da Capo York, Eutikia arriva così sino a Darwin. «Nel Golfo di Carpentaria» ha raccontato ancora il velista lidense calamitando l’attenzione e la curiosità dei presenti, «si possono incontrare venti violenti e mari bassi. Abbiamo quindi dovuto aspettare una buona finestra meteo».

Dopo aver approfittato della sosta a Darwin per inoltrarsi nell’Australia più selvaggia e meno esplorata Gianni e Marina sono salpati alla volta dell’Indonesia. «Per la prima volta abbiamo partecipato ad un rally durante la navigazione» spiega Testa «il Rally Sail Indonesia è infatti il modo più semplice, dal punto di vista burocratico, per navigare nelle acque indonesiane. Il Rally raccoglie così tutte le imbarcazioni che navigano da est a ovest». Testa racconta poi le difficoltà che si incontrano navigando di notte in questi mari . «Il mare si presenta come una enorme città sull’acqua con centinaia di barche da pesca. Le più piccole non usano luce di via e scappano velocissime con dei motori molto potenti. Le più grandi ti accecano con enormi lampare. Abbiamo passato dei brutti momenti ma fortunatamente è andato tutto bene».

La navigazione dei coniugi Testa però non si è conclusa. Il prossimo obiettivo è il Sudafrica. «Il 2015 sarà un anno di preparazione. A marzo ripartiremo e navigheremo, rimanendo in zona fino a giugno. Quindi salperemo nuovamente a novembre per affrontare l’attraversata dell’Oceano Indiano. Purtroppo non potendo passare attraverso il Mar Rosso, dovremo valutare se andare verso nord, toccando lo Sri Lanka, oppure verso sud».

Proprio in questi giorni è uscito in libreria il Portolano raccontato da Giovanni Testa “Pacifico per due. Racconti dai Mari del Sud”. Oltre al racconto di viaggio, si trovano numerosi suggerimenti e notizie pratiche su rotte e ancoraggi negli sperduti arcipelaghi dei Mari del Sud, arricchiti da pianetti nautici.

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