Michele Campagnaro: «Ritrovarsi in azzurro un'esperienza incredibile»

La promessa del rugby miranese racconta: «Che paura l'Haka» Il primo obiettivo ora è la scuola: «Voglio la maturità»
 
MIRANO.
«Il primo obiettivo: ottenere il diploma tra un anno».  Michele Campagnaro, giovane promessa del rugby miranese e italiano, riesce a spiazzare tutti con il suo pragmatismo. Da un trequarti reduce dai Mondiali disputati nel Veneto ti aspetteresti sogni completamente, o quasi, ovali e invece Michele pensa allo studio.  L'emozione per l'esperienza vissuta con la Nazionale Under 20, però, è ancora fortissima. «E' stata una sensazione incredibile - racconta - la convocazione è arrivata quasi all'ultimo momento, tre giorni prima del raduno. Mi sono trovato in azzurro e, poco dopo, sono diventato titolare, schierato come mediano di apertura mentre in campionato con il Mirano gioco centro. Sono molto felice dell'esperienza che ho vissuto, questi sono stati tra l'altro Mondiali che hanno visto in evidenza soprattutto i mediani di apertura, su tutti quello della Nuova Zelanda».  All'esordio dell'Italia nella rassegna iridata, Michele ha dovuto fare i conti proprio con la Haka, la danza di guerra maori che anche i «baby blacks» hanno proposto prima di ogni partita: «E' stato un momento particolare, perché se da una parte c'è il fascino per un rituale che rende grande la squadra neozelandese, dall'altra c'è il fatto che l'Haka in ogni caso intimorisce gli avversari prima della partita».  Il mondiale dell'Italia, però, non è solo la partita contro la squadra che poi è diventata campione, è anche una rassegna iridata deludente dal punto di vista dei risultati, con Michele Campagnaro giudicato dagli addetti ai lavori una delle poche note positive azzurre.  «Non penso di essere andato così bene - afferma il giocatore - in ogni caso questi sono stati mondiali eccezionali, caratterizzati dalla presenza di giocatori che sono abituati a giocare ai massimi livelli nei paesi di origine. Io ho avuto la fortuna di giocare con una prima squadra e ho potuto apprendere molto all'accademia di Mogliano. Ringrazio poi Andrea Cavinato, allenatore dell'Italia Under 20, per i consigli e le opportunità che mi ha dato».  Ora Michele si gode le vacanze, e pensa anche al futuro: «Prima di un possibile salto di qualità, di un'esperienza con una squadra di alto livello - dice - il primo traguardo è la maturità del prossimo anno. Il rugby è la mia passione, ma non permette di costruire un futuro. La carriera, se anche va bene, finisce a 35 anni».

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