Vigilante morto al freddo a Cortina: indagato il datore di lavoro

Il medico legale cercherà le cause del decesso attraverso l’autopsia. Accertamenti in corso da parte di Spisal e Ulss

Gigi Sosso
Pietro Zantonini
Pietro Zantonini

Morto sul lavoro nel gelo di Cortina: domani l’autopsia sulla salma di Pietro Zantonini. Intanto c’è un primo indagato per l’ipotesi di reato di omicidio colposo: il legale rappresentante della Security & Bodyguard srl di Milano, cioè il datore di lavoro. Il vigilante era stato assunto nello scorso mese di settembre per questa società che svolge servizio di portierato e vigilanza e aveva un contratto a tempo determinato, che gli era stato prorogato fino alla fine di questo mese. Doveva occuparsi di sorvegliare il cantiere aperto dello stadio Olimpico per altre tre settimane, poi probabilmente sarebbe tornato a Brindisi con l’ultimo stipendio. Zantonini era sposato e aveva un figlio minorenne. È stata proprio la moglie Maria De Caroli a firmare l’esposto denuncia. Ma nella notte dello scorso 8 gennaio, a -16 di temperatura, è morto, accusando problemi respiratori fino a quando il suo cuore non si è fermato, davanti agli occhi increduli e preoccupati di alcuni colleghi, dei sanitari del Suem 118 e i carabinieri della Compagnia ampezzana. Inutili tutte le manovre di rianimazione, da quel momento in poi. Il pubblico ministero Claudio Fabris ha bloccato la salma e disposto l’autopsia, affidandola al medico legale Alberto Porzionato, che la effettuerà nell’obitorio dell’ospedale San Martino di Belluno. Servirà a comprendere la causa del decesso di un lavoratore che stava bene e stabilire se ci possa essere un collegamento – un nesso causale – tra le condizioni di lavoro e l’evento morte. È la condizione necessaria per sostenere in giudizio l’omicidio colposo: certo Zantonini per primo aveva denunciato le condizioni di lavoro alle quali era sottoposto. Dialogando a distanza con la moglie, non aveva nascosto turni anche di dodici ore consecutive (otto più quattro di straordinario), in un freddo quasi artico, mitigato soltanto da una stufetta all’interno di un container grande, più o meno, come un bagno chimico. In quel cantiere, ci sono stati anche gli ispettori dello Spisal, il Servizio prevenzione igiene e sicurezza dell’Ulss 1 Dolomiti e avranno verificato le condizioni in cui stanno lavorando questi uomini. Erano stati adeguatamente formati? Avevano frequentato gli indispensabili corsi sulla sicurezza negli ambienti lavorativi? Erano attrezzati con tutti i dispositivi previsti? Tutte domande, la cui risposta potrebbe anche costituire un’aggravante all’accusa di omicidio colposo. Le indagini toccano anche gli aspetti sanitari. I soccorsi potrebbero non essere stati sufficientemente tempestivi. Al San Martino è in corso quello che tecnicamente si chiama audit di tutta la documentazione relativa alla salute della vittima, alla sorveglianza sanitaria e alle condizioni di lavoro del dipendente. Nel corso dei prossimi giorni ci saranno i primi risultati dell’indagine interna.​​​

 

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