Siccità, Bond: «L’acqua diventerà come l’oro». Il Veneto riscopre gli invasi della Grande Guerra

L’assessore regionale all’Agricoltura: «Dobbiamo ragionare come se fossimo in emergenza tutto l’anno». Nuovi bacini pronti non prima del 2028-2029, intanto si guarda anche ai micro invasi del Grappa costruiti durante il primo conflitto mondiale

Federico Murzio
Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura
Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura

E chi l’avrebbe mai detto che l’ingegneria bellica della Grande guerra tornasse d’utilità? Si parla di siccità e di quei micro invasi sul compendio del Grappa costruiti per raccogliere l’acqua per non far morire i soldati italiani prima che lo stesso risultato fosse raggiunto dalle pallottole austriache.
Il tema è serio perché il tempo di scherzare con l’acqua, di sottovalutare la crisi idrica, di pensare che «ce la siamo sempre cavata, lo faremo anche questa volta» è finito.
E tutto oggi serve, anche tornare al ’15-’18. Il tono di voce di Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura, tradisce più delle parole il pathos dell’estate 2026.

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Un sentire ben lontano dalla spensieratezza dei sorrisi, delle feste, delle grigliate, che i social rimandano sotto forma di foto e video dalle località balneari e montane, dalle piscine. «Ad oggi la situazione è grave. Ormai» dice l’assessore, «è necessario ragionare come se fossimo in emergenza tutto l’anno, anche quando le cose sembrano andare bene».
Assessore Dario Bond, a questo punto si può salvare l’agricoltura veneta?
«Non c’è nessun modo per salvarla. Meglio: il modo c’è ma i risultati si vedranno nel 2028, 2029. Parlo degli invasi di accumulo. Per metterli a regime, serve tempo: per progettarli, autorizzarli, costruirli. Un arco temporale che va dai 24 ai 36 mesi».
Sarà sufficiente?
«C’è una premessa d’obbligo. Sull’uso dell’acqua dobbiamo usare l’“eccezionalità” tutto l’anno. Si badi bene: parlo del suo utilizzo irriguo, domestico, produttivo».
Cosa significa?
«Significa rilasci d’acqua sui grandi bacini quando l’acqua serve, cercando di trovare un accordo con Enel, che è l’attore fondamentale per affrontare la crisi. Come peraltro si è dimostrato in questi ultimi mesi. Senza il dialogo con Enel, senza accordi, ora ci sarebbe il deserto in Veneto».
Cosa serve che ancora non c’è?
«Stiamo lavorando per la creazione di un gruppo di lavoro con Enel nel quale faccia parte la Regione, naturalmente. Del quale facciano parte Vincenzo Artico, direttore della Direzione difesa del suolo e della costa, gli agricoltori, i consorzi di bonifica. Ed è necessario coinvolgere anche il sistema meteo. Abbiamo il bisogno di avvalerci di professionisti che realizzino non solo previsioni ma che diano anche indicazioni. Se infatti decidiamo di immagazzinare acqua negli invasi, siano essi i grandi laghi o i bacini idroelettrici, dobbiamo servirci di qualcosa di più di previsioni da qui a cinque giorni».
Non per girare il coltello nella piaga, ma dell’arrivo de El Niño e della bolla di caldo si sapeva da mesi, forse già da primavera.
«Appunto».
Senta, la creazione di un gruppo di lavoro che insegue gli obiettivi che lei ha spiegato, non rischia di diventare l’ennesima sovrastruttura?
«La mia idea non è infatti creare un tavolo di confronto. Sono strumenti che servono poco a nulla. Io penso a un dialogo continuo come se il contesto emergenziale fosse costante tutto l’anno. Senza questo approccio, la prospettiva è il fallimento».
Ragionare in maniera emergenziale induce a pensare a una stretta sui consumi.
«Ciò che molti non hanno ancora compreso è che l’acqua diventerà come l’oro. E che ci sarà uno scontro tra persone, tra popoli, anche all’interno anche dello stesso macrosistema, per accaparrarsela. Ecco perché non è possibile vedere l’inutile utilizzo dell’acqua. Che senso ha lavare l’auto, o sprecare l’acqua potabile per i giochi d’acqua al mare o in montagna, o tenere le fontanelle aperte? L’emergenza significa risparmio».
Quindi?

«Il risparmio si fa o pagando l’acqua molto cara, o adottando sistemi di misurazione che prevedano un costo maggiore in caso di superamento dei consumi stabiliti. Poi è necessario intervenire sulla rete acquedottistica, con stanziamenti nazionali. La siccità non tocca solo del Veneto. E bisogna accumulare a fronte di piogge, neve e accumuli invernali sempre più scarsi».
E così torniamo agli invasi.
«Anni fa sono stati censiti i micro invasi sul compendio del Grappa risalenti alla Grande guerra. Attivarne solo una parte avrebbe significato aiutare oggi quella parte di economia di montagna in sofferenza».
Perché non è stato fatto?
«Ma lei lo sa che mi viene ancora contestato il fatto che la siccità è episodica e che tutto si mette a posto da solo? Bisogna subito ricominciare da quella delibera regionale del 2023 che fotografa tutti i bacini possibili, comprese le cave. Non si deve più perdere tempo».

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