Fauna selvatica, nuove strutture di Veneto Agricoltura a Chioggia e nel Delta

Parte da Treviso la riorganizzazione dei centri di recupero della fauna selvatica del Veneto con una gestione unificata per ridurre gli sprechi e aumentare la specializzazione. Previsti nuovi centri a Chioggia e Porto Tolle, quest’ultimo dedicato alle specie aliene

Rossana Santolin
Parco della Storga
Parco della Storga

Una regia unica per ottimizzare le risorse regionali e aumentare il livello di specializzazione di ciascun centro.

Veneto Agricoltura rivoluziona la gestione dei Centri di recupero della fauna selvatica e lo fa a partire da quello di Treviso che da gennaio è passata dal coordinamento della Provincia a quello dell’agenzia veneta per l’innovazione del settore primario.

Il primo passo di un progetto ampio che oltre al passaggio della gestione di tutti i centri regionali sotto la competenza di Veneto Agricoltura prevede la creazione di due nuove realtà a Chioggia e a Porto Tolle, quest’ultima dedicata alla detenzione delle specie aliene.

I nuovi centri

L’obiettivo è ottimizzare spese e servizi ma anche inserire i Cras in un sistema che intende fauna e agricoltura come parte di unico ambiente da tutelare attraverso la ricerca e l’innovazione. Il coordinamento con la Provincia resta uguale per il recupero degli animali, che avviene attraverso una rete di volontari.

«La promiscuità generava sprechi di risorse» spiega il direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner. «Ora i fondi regionali arriveranno direttamente a noi, senza passaggi intermedi. I costi di gestione dei Crasi sono di circa 450. 000 euro all’anno, cui si sommeranno risorse aggiuntive messe a disposizione dall’agenzia» prosegue il direttore. «Il progetto prevede la creazione di un nuovo centro a Chioggia, nella riserva di Bosco Nordio (già in gestione a Veneto Agricoltura ndr) cui faranno riferimento anche le province di Rovigo e Padova, e in Polesine, nella zona della Sacca degli Scardovari, dove Veneto Agricoltura gestisce già altre strutture (tra cui il centro ittico di Bonello ndr). Quest’ultimo, già in fase di realizzazione, sarà dedicato a specie alloctone recuperate in tutto il Veneto».

«Più specializzazione»

Dalla tartaruga palustre americana allo scoiattolo grigio, fino ad animali esotici abbandonati o detenuti illegalmente, il centro sul delta del Po ospiterà animali che non possono essere liberati. «La gestione centralizzata di Veneto Agricoltura non escluderà la collaborazione con le associazioni che già operano nei centri: è il caso di Vicenza e Verona» precisa il direttore.

«Aumentare il livello di professionalità, valorizzando l’approccio scientifico, è l’altro obiettivo che ci ha spinti verso la regia unica dei Cras. Treviso, come già avviene, è specializzato nella chirurgia dei rapaci e Belluno, che fa capo a Treviso, negli ungulati. Crediamo che questa sia la direzione giusta» spiega Caner.

«I centri si inseriscono in un sistema unico collegato a enti che fanno ricerca e innovazione, un approccio fondamentale per affrontare le sfide future, una fra tutte il cambiamento climatico. Si apre così lo spazio alla contaminazione di conoscenze e professionalità».

Il Cras della Marca

La sensibilità dei cittadini nei confronti della salvaguardia degli animali aumenta, e lo attestano i numeri dei recuperi fatti quest’anno, in crescita rispetto all’anno scorso. Da gennaio a oggi gli animali conferiti al Cras di Treviso sono stati 2. 352.

Dai comuni ricci e civette, a specie protette come poiane e barbagianni, il centro all’interno del Parco dello Storga accoglie oltre un centinaio di specie ogni anno. Arrivano feriti, traumatizzati, predati da altri animali e dopo un periodo di cura che va dai pochi giorni ai mesi (anche un anno nel caso di migratori) vengono rilasciati in natura.

Dai ricci alle poiane

Dietro a ciascun ritrovamento ci sono un cittadino che non si è voltato dall’altra parte e un volontario che ha provveduto al recupero, mentre dietro a ciascun rilascio, si nasconde il lavoro appassionato di un team che include veterinari e biologi.

Il centro si articola come un piccolo ospedale, con la sala accoglienza per la registrazione dei “pazienti”, l’ambulatorio per la diagnosi, la cucina per la preparazione dei pasti, il reparto degenza e riabilitazione. Quest’ultima avviene all’esterno del centro, in un grande recinto che contiene box e voliere. Teresa Vianello, veterinaria, coordinatrice del Cras di Treviso e la dottoressa Sara Gallina, ogni giorni prendono in cura le specie più disparate.

Quelle recuperate più di frequente sono i ricci, colombacci, merli, civette e gheppi. Moltissimi anche i passeriformi, i rapaci notturni e diurni, mammiferi come tassi, volpi e caprioli, ma anche specie di alto valore conservazionistico come poiane, allocchi, falchi, barbagianni, gufi e chirotteri, tra cui l’orecchione e il serotino bicolore.

Il fenomeno è molto ridotto in Veneto, ma capita ancora di accogliere animali feriti da bracconieri. Quasi il 30% degli esemplari recuperati sono orfani e il 27% ha subito traumi con vetture o vetrate. Per il resto si tratta di casi di predazione, infezioni o di esemplari rimasti impigliati in reti superficiali. Quest’anno gli animali curati e rimessi in libertà sono stati 687.

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia