Esclusa per la maternità, il Tribunale dà ragione alla ricercatrice del Cnr
Una ricercatrice di scienze marine del Cnr, impiegata dall'aprile del 2021 ed esclusa dalla stabilizzazione del personale precario per via di due congedi di maternità, ora non rischia più di perdere il posto. Il Consiglio nazionale della ricerca è accusato di aver «discriminato» la lavoratrice in quanto donna

Una ricercatrice di scienze marine del Cnr, impiegata dall'aprile del 2021 ed esclusa dalla stabilizzazione del personale precario per via di due congedi di maternità, ora non rischia più di perdere il posto. Il Tribunale del lavoro di Venezia le ha infatti dato ragione, accusando il Consiglio nazionale della ricerca di aver «discriminato» la lavoratrice in quanto donna e imponendogli di rivedere la decisione.
Circa un anno fa, infatti, il Cnr aveva avviato la procedura di stabilizzazione di chi avesse lavorato per almeno tre anni, ossia 1.095 giorni, presso l'ente. Nel caso della ricercatrice, però, sono stati tolti dal conteggio i due periodi di maternità, il primo di 244 giorni nel 2022 e il secondo di 231 giorni nel 2024.
Un conteggio con il quale l'anzianità della lavoratrice crollava a soli 878 giorni, facendole perdere la possibilità della stabilizzazione e anche il contratto per il quale avrebbe dovuto lavorare fino al prossimo gennaio.
La giudice Chiara Coppetta Calzavara ha accolto le critiche mosse dai legali della donna che ha presentato ricorso, evidenziando che è stata «discriminata nella procedura di stabilizzazione e nella procedura del contratto in essere per aver goduto del congedo di maternità e del congedo parentale, in quanto donna. La gravidanza e la maternità - scrive - non possono compromettere il lavoro, la progressione di carriera e le opportunità di lavoro della donna». Ora il Cnr dovrà analizzare di nuovo la domanda.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








