Sul nodo delle tassesi gioca la fiducia

Nel 1992, all'inizio della campagna elettorale che l'avrebbe portato alla presidenza Usa, Bill Clinton interpellò fra gli altri uno dei più autorevoli strateghi dei laburisti inglesi, Philip Gould. Che gli diede un consiglio essenziale: "Le tasse e la fiducia sono gli unici argomenti che contano". Avendo Clinton e Blair fra i suoi riferimenti, Walter Veltroni ha dimostrato ieri a Padova di aver fatto propria la lezione: per la scelta del luogo e del tema (il rapporto tra fisco e sviluppo in un Nordest che è punta estrema di un disagio avvertito in tutto il Nord), ma ancor più per il linguaggio usato, sia nei toni che nei concetti; così diversi, gli uni e gli altri, da quelli con cui pochi giorni fa importanti esponenti di governo si sono espressi su quest'area del Paese. Ed è importante il fatto che su uno degli snodi strategici della questione settentrionale, chi si appresta a guidare il nuovo Partito democratico abbia manifestato una consapevolezza lontana dall'atteggiamento diffuso da sempre nel centrosinistra nazionale: perché è questo il principale fattore che, assieme alla sicurezza, ha fin qui determinato la sequenza di sconfitte elettorali della coalizione.


Ma rimangono aperti degli interrogativi cui certo Veltroni non poteva dare risposta, ieri, da Padova. Come supererà le prevedibili e feroci resistenze interne del suo schieramento, quando dovrà tradurre in scelte di governo i lodevoli propositi formulati di fronte alla platea nordestina? Riuscirà a far passare le scelte impopolari, senza snaturarle nella mediazione più deteriore? Troverà per la coalizione un collante più robusto della sola voglia di sconfiggere Berlusconi? Non sono domande marginali, perché la situazione cui mettere mano è impietosamente fotografata da numeri ed esempi eloquenti. Non solo abbiamo la più forte crescita della pressione fiscale a livello europeo, ma l'Agenzia delle entrate ci ha appena segnalato che quella effettiva è di oltre nove punti superiore alla cifra ufficiale, giungendo al 50,74 per cento. Negli ultimi dieci anni le entrate tributarie sono aumentate di 3,3 punti di Pil, ma il debito pubblico è cresciuto del doppio, superando il 7 per cento del Pil; e i soli interessi di questo debito gravano su ciascuno di noi per 1.141 euro. Per mantenere la pubblica amministrazione (questa...) ogni italiano spende 5.564 euro, contro i 4.115 dei tedeschi e i 3.247 degli spagnoli; e per i soli costi aggiuntivi della burocrazia, il sistema delle imprese subisce un prelievo improprio di 77 miliardi di euro l'anno, come ci ha appena spiegato il presidente dell'Antitrust. Sono solo alcuni dei parametri della questione fiscale, nella quale confluiscono almeno tre componenti, tutte fondamentali: l'entità del prelievo, il rapporto tra soldi incassati e servizi restituiti, la zavorra della burocrazia. Il tutto condito da un centrosinistra che, da Mastella a Diliberto, litiga su ogni questione grande e piccola, ma riesce a trovare un'inedita compattezza su vecchi quanto interessati amori: ci sarà pure un motivo se l'unico tema assieme all'indulto su cui la coalizione si è trovata d'accordo è stato il contratto del pubblico impiego, dove la logica della tutela ha schiacciato quella del merito.


Qui sta il nodo gordiano di Veltroni: se non riuscirà a spezzare questo atavico legame tra pezzi di partito e corporazioni protette fondato sulla difesa dei privilegi, non conquisterà l'ampia fascia dei non garantiti, che oggi rappresenta una larga maggioranza sociale; non riuscirà a invertire il trend elettorale al Nord; soprattutto, non farà dell'Italia un Paese moderno al di là di chi lo governi, che è quel che più conta. Perfino Osama bin Laden ha colto la centralità del tema delle tasse, quando nei giorni scorsi, per esortare gli occidentali ad aderire all'Islam, non ha fatto leva sul canonico paradiso musulmano con generoso bonus di vergini cui approdare nell'aldilà, ma su un prosaico paradiso fiscale di cui godere qui e ora. I disincantati e scettici nordestini che Veltroni ha incontrato ieri a Padova aspirano a molto meno di un eden: basterebbe loro non essere condannati in partenza a vivere in un inferno. Per giunta caotico.
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