Studenti in tenda anche a Ca’ Foscari. Irruzione nelle riunione pre Senato Accademico
Il collettivo Lisc ha chiesto l’interruzione dei rapporti con Israele e le dimissioni della rettrice da Med-Or

Dopo Pisa, Milano, Torino e Padova, “l’intifada” studentesca è arrivata anche a Venezia, con il cortile della sede centrale di Ca’ Foscari occupato dalle tende degli studenti appartenenti al collettivo Liberi Saperi Critici (Lisc) che, prima di piantarle, hanno incontrato anche la rettrice.
Prima, alle 9 del mattino, sono comparsi gli striscioni, “fuori sionismo e guerra dalle università” e “free free Palestine”, i cartelli con le impronte delle mani rosse, a simboleggiare il sangue. «Le università non sono spazi neutri ma politici, la nostra non ha avuto il coraggio di usare la parola “genocidio” e “Palestina”» hanno commentato gli studenti, sottolineando come da mesi stiano chiedendo le dimissioni della retttice Tiziana Lippiello dal comitato scientifico di Med-Or, fondazione di Leonardo per promuovere attività culturali, di ricerca e formazione scientifica. «Se non si dimette, anche lei è complice di quanto sta avvenendo in Palestina e a Gaza» hanno proseguito.
Il collettivo, come quelli degli altri atenei in cui in questi giorni stanno spuntando le tende, chiede alla rettrice l’interruzione dei rapporti con Israele. Basta scambi, Erasmus, partnership, borse di ricerca. L’obiettivo è portare ancora una volta l’istanza nella riunione del pre Senato accademico e cda, in calendario nell’aula Baratto della sede centrale alle 9.30. I ragazzi temporeggiano, preparano altri striscioni, srotolano le bandiere, mettono la musica e si passano il microfono di mano in mano per spiegare il loro punto di vista. «Fate parlare gli studenti e ascoltateli» gridano guardando le finestre aperte del corridoio vicino alla sala dove la rettrice è in riunione.
«Sono mesi che ci dicono che c’è spazio per il dialogo, poi ci lasciano fuori dall’inaugurazione dell’anno accademico, dove siamo state spintonate dalla celere. È questo, il dialogo?» hanno proseguito, puntando il dito anche contro la riunione della Lippiello con i ministri Bernini e Pianterosi per creare una task force per la gestione delle proteste studentesche.
Prima che le ragazze e i ragazzi di Lisc percorrano il grande scalone verso l’aula Baratto, vengono raggiunti dal pro rettore Antonio Marcomini e dal dirigente Tommaso Piazza, che hanno provato a spiegare come l’ordine del giorno della riunione fosse un altro e, soprattutto, come si trattasse di un incontro puramente amministrativo e non politico.
«È il momento di discutere di questi temi, è questo che vi stiamo dicendo. Da mesi vi chiediamo di cessare le collaborazioni di Israele, cosa c’è di tanto complesso?» ribattono gli studenti, e parte coro di «Fuori il sionismo dalle università, per la Palestina giustizia e libertà».
Il collettivo, per sottolineare come sia una soluzione percorribile e già adottata, hanno citato il caso del rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini (lo stesso che è stato al centro di polemiche per aver innalzato lo stipendio da 71 mila euro annui a 160) che dopo le proteste dei collettivi ha presentato le proprie dimissioni dalla fondazione Med-Or. «Un esempio che ci dimostra come sia possibile fare qualcosa in più, perché la rettrice non fa altrettanto?» chiedono, prima di salire direttamente da lei, in aula Baratto.
«Avete sbagliato riunione» ha ribadito la rettrice, dopo averli ascoltati e aver rinnovato la propria apertura a un dialogo rispettoso. Ma gli studenti non ci stanno, dicono che resteranno, per questo hanno montato le tende nel cortile della sede centrale. Per quanto? Non si sa. «Finché non vedremo le nostre richieste accolte» rispondono, dando inizio a un braccio di ferro.
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