Sfila l'arcataed è subito show

Fondamenta e calli intasate per il passaggio del gigantesco «scheletro di dinosauro». Contestazioni vicino a Rialto. Turisti e fotografi a caccia di un’immagine che farà storia 
La notte più lunga è finita con qualche anticipo rispetto al previsto. E la grande arcata centrale del nuovo ponte di Calatrava è arrivata nel cuore della città. Un'operazione preparata da mesi, che nella notte è iniziata, tra la soddisfazione degli addetti ai lavori e qualche polemica inscenata sotto il ponte di Rialto da un gruppetto di contestatori guidati dalla Lega e da An. I veneziani a tirar tardi, turisti con le macchine fotografiche a immortalare il quasi storico passaggio. E addirittura sedie e tavolini per assistere all'evento. Come una Regata Storica in notturna, con il grande dinosauro rosso, l'arco centrale lungo 56 metri e pesante 250 tonnellate che ha percorso prima il canale della Giudecca, illuminato come un'enorme galleggiante con lo scheletro, poi l'intero Canal Grande da Punta della Dogana a piazzale Roma. E' stato senza dubbio il trasporto più grande mai avvenuto, un vero record, lungo i quattro chilometri del Canale più famoso del mondo. Anche negli anni Trenta, quando il ponte in ferro di Neville lasciò il posto al «provvisorio» ponte in legno dell'Accademia le chiatte percorsero il Canale con su i «conci» del ponte smantellato. Ma il ponte di Neville era diritto, senza archi, e non si doveva passare sotto Rialto.


E' stato proprio il simbolo della magnificenza veneziana, costruito da Antonio Da Ponte nel 1591, il punto più delicato dell'intero percorso, seguito con qualche apprensione dal sindaco Massimo Cacciari. Il convoglio del ponte è arrivato a Rialto poco dopo la mezzanotte. La manovra per far passare in curva l'enorme pontone Susanna (50 metri di lunghezza per 16) e il suo spintore Mantova (27 per dieci) sotto le arcate in pietra del ponte, secondo le previsioni doveva durare un paio d'ore. Il bestione è stato incanalato in una sorta di binario costituito dalle chiatte Santa Marta, Sparviero e Scomenzera, ormeggiata lungo le rive del Vin e del Buso. A differenza dell'altra volta, la complessa manovra è stata «guidata» da verricelli e argani, diretta dal responsabile della Fagioli Riccardo Bernini, provata e simulata mille volte al cantiere di Marghera.
Questione di centimetri, nove quelli che separavano la chiatta dal fondale, meno di 90 la distanza dalla sommità di Rialto. L'enorme arco rosso protetto da materassinini in gomma - secondo le previsioni - doveva scivolare via lentamente, superando le diffidenze e il suo illustre antenato. Costruito anch'esso tra le polemiche quattro secoli fa e destinato, secondo i suoi detrattori, «a non stare in piedi». Nessun problema per la marea, in quel momento a quota zero mareografico.

Adesso tocca all'ultima fase, quella del montaggio. Si farà nella giornata di sabato, senza gru, ma con un complesso sistema computerizzato di martinetti che solleveranno l'arcata dal carrello e la «agganceranno» ai due conci già montati. Sarà l'ultima giornata di disagi per il trasporto pubblico, con i vaporetti limitati a Riva di Biagio. Già sabato sera, dice l'ingegnere Salvatore Vento, responsabile del procedimento per il Comune, il ponte dovrebbe essere visibile. Dopo Ferragosto (il 19) partiranno le operazioni di saldatura, poi il montaggio dei rivestimenti in vetro, trachite e pietra d'Istria e infine l'ascensore per i portatori di handicap. Entro fine anno il ponte sarà finito e inaugurato. Dopo undici anni di progetti e polemiche e i costi lievitati e triplicati rispetto alle previsioni originarie. I veneziani potranno allora giudicare se si sia trattato davvero di uno spreco per un'opera inutile, oppure di un segno pregiato dell'arte contemporanea destinato a fare storia.

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia