Rovigo, Catozzo escluso I probiviri: è ineleggibile Gambato senza sfidante

OUT Stefano Catozzo
VENEZIA.
I probiviri della Confindustria hanno votato la loro scelta. Per la presidenza dell'associazione industriali di Rovigo non potrà essere eletto Stefano Catozzo, ex presidente dell'associazione ed ex vice del Veneto, che si era candidato e che non solo viene dichiarato ineleggibile ma dovrà anche lasciare il comitato di reggenza di Unindustria Rovigo. Per l'ennesima volta in una contesa elettorale, e in una delle più tormentate associazioni industriali del Veneto, i probiviri di viale dell'Astronomia intervengono a determinare l'esito delle elezioni.
Non si sanno i veri motivi che hanno determinato una decisione così grave come quella dell'ineleggibilità, tanto più decisa all'improvviso durante una corsa già avviata. Formalmente a Catozzo si addebitano violazioni di obblighi di riservatezza e di non avere smentito un'intervista da lui rilasciata ad un quotidiano. Insomma si contesta «l'utilizzo di uno strumento mediatico per la diffusione del suo programma e la stigmatizzazione di posizioni attribuite all'altro candidato alla presidenza di Unindustria Rovigo». Non sono motivi diversi, per futilità, da quelli che a suo tempo determinarono la cacciata del tandem Enrico Marchi-Paolo Trovò dalla candidatura per la presidenza dell'associazione veneziana per motivi di schieramenti interni a Confindustria nazionale e a quella veneta. All'inizio si disse che Marchi e Trovò avevano violato obblighi di riservatezza dando comunicazione alla stampa dell'accordo raggiunto fra di loro e quindi della candidatura per Confindustria Venezia. Poi il presidente del Veneto, Andrea Tomat, e il vice nazionale di Confindustria, Antonio Costato, si affrettarono a far sapere che sussistevano anche motivi sostanziali e cioè che Marchi era un manager pubblico, legato al presidente della Regione, Giancarlo Galan, e che mal, quindi, si addiceva a rappresentare un'associazione di industriali privati. Erano i tempi della polemica di Milano che ha portato ai vertici dell'Assolombarda un ex dell'Eni, Alberto Meomartini, e fiumi di inchiostro corsero sugli equilibri tra grandi gruppi e piccoli industriali, tra pubblici e privati dentro l'associazione degli industriali. Oggi quei rilievi sembrano caduti nel dimenticatoio visto che in campo, dopo l'espulsione di Catozzo, resta Gian Michele Gambato, uomo della Regione - nominato proprio sul filo di lana dall'ex governatore Galan ai vertici di Sistemi territoriali, società regionale - e per giunta implicato in un'inchiesta per una provvigione di 1,6 milioni da lui riscossa per il passaggio del palazzo di Grandi Stazioni alla Regione stessa. Gambato resta l'unico in campo per la presidenza di Unindustria Rovigo e non si capisce bene se potranno essere presentate altre candidature e se la corsa si riduca a un solo uomo per esclusione dei concorrenti in campo. In teoria, i tempi per le candidature, programmi e uomini, si sono chiusi il 19 novembre scorso. Ma un'interpretazione della Confindustria nazionale aveva fatto sapere che non erano tassativi nei contenuti, tanto che Gambato, che aveva presentato solo la sua candidatura sul filo di lana, vi era rientrato. Per avere reso nota questa notizia ci ha rimesso le penne, con la rimozione dal comitato di reggenza, un altro uomo di Unindustria Rovigo, Sergio Pascucci, anche lui colpito dalle decisioni dei probiviri romani. Adesso si attende, anche sul problema della partecipazione, un chiarimento dei probiviri per sapere chi, dopo queste falcidie, può partecipare alla gara che è diventata una sorta di corsa ad ostacoli.
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