Gli studenti veneti bloccati a Dubai rientrano martedì 3 marzo: «Finalmente a casa»
Il gruppo, che comprende anche ragazzi padovani e veneziani, partirà in mattinata con un volo da Abu Dhabi diretto a Milano Malpensa. La testimonianza: «Siamo chiusi in albergo, gli ultimi missili li abbiamo visti sabato sera»

Il ritorno a Padova dei cinque studenti del Calvi, nel Veneziano di alcun studenti di Mestre e San Donà, assieme a oltre cento alunni di altre scuole d’Italia, bloccati da tre giorni in due hotel di Dubai, in base a quanto annunciato lunedì 2 marzo dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, avverrà martedì 3. Sempre Tajani ha fatto sapere che gli studenti saranno i primi a tornare in Italia con un aereo speciale messo a disposizione direttamente dall’Emirato arabo, che partirà da Abu Dhabi e arriverà a Milano Malpensa.
Lunedì mattina, invece, dopo che il preside del Calvi si era messo in contatto con la vice-console a Dubai Maria Francesca Dell’Apa, sembrava che anche i ragazzi del Calvi dovessero tornare solo venerdì prossimo, 6 marzo. «Meglio così», dice il dirigente scolastico Giuseppe Turetta. «A scuola stiamo già preparando una grande festa. Tutti i cinque studenti stanno bene. All’interno dei due alberghi dove sono alloggiati non ci sono problemi, ma per sicurezza non possono uscire all’esterno. Grazie al numero telefonico della vice-console che mi è stato recapitato su decisione del ministro del Mim Giuseppe Valditara tramite il direttore regionale Renzo Bussetti sono rimasto in contatto con gli studenti ogni 5-6 ore. Ho preso contatti continui anche con il tutor della Wsc (World students connection), che poi è l’associazione, con sede a Roma, che ha organizzato il corso nell’ambito del progetto Ambasciatore Futuro. I ragazzi hanno ricevuto anche la visita della vice-console. Ho anche saputo che tutte le spese ulteriori per la permanenza saranno assunte dallo Stato».
I ragazzi del Calvi, come spiega Francesco, uno di loro, sono felici di tornare e si sentono anche più tranquilli: «Finalmente tra poche ore saremo a casa».
«Abbiamo sentito due boati molto lontani durante tutto l’arco della giornata», spiega Francesco. «E l’ultima volta che abbiamo visto missili dal cielo era sabato sera, poi non abbiamo più visto missili o droni. Sembra la situazione stia migliorando». Nonostante questo i ragazzi sono chiusi in hotel e ci rimarranno fino alla partenza. «Non facciamo nulla di particolare, passeggiamo nei giardini dell’hotel, ovviamente vicino alla struttura, parliamo tra di noi, con le nostre famiglie o gli amici. Aspettiamo di partire».
Arrivano buone notizie anche da parte degli altri padovani che sono in costante contatto con i familiari e gli amici che vivono stabilmente a Dubai, dove, tra l’altro, sono numerosi gli uffici di rappresentanza di tante aziende venete. «La situazione sembra normalizzarsi», sottolinea l’imprenditrice Olivia De Nadai, residente dalle parti di Prato della Valle, con una serie di familiari a Dubai. «La vita va avanti come prima. Per la città circolano tante auto. I negozi e i locali sono aperti. Solo le scuole sono chiuse, ma gli studenti hanno l’obbligo di seguire la didattica a distanza. I miei familiari non hanno nessuna fretta di tornare a Padova».
La gioia di Giada
Pianti di gioia in camera d’hotel a Dubai per Giada Ronchin, la studentessa 17enne mestrina, tra gli oltre duecento liceali italiani coinvolti nel progetto "Ambasciatori del futuro" dell'associazione World Student Connection. «Finalmente si torna a casa» dice la giovane, da sabato bloccata nell’Emirato, a causa della chiusura dello spazio aereo seguito al conflitto in Iran.
«Alle 16 domani (di martedì 3 marzo, ndr) dovrei atterrare a Milano. In aeroporto ci sarà la mia famiglia ad aspettarmi: non sto nella pelle all’idea di rivederli». Appresa la notizia del volo aereo, Ronchin ha festeggiato con i compagni di viaggio. «Io e le mie compagne di stanze abbiamo mangiato assieme in camera», dice sollevata, «chiamato i nostri familiari che in queste ore non hanno smesso di chiedere aggiornamenti».
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