Pronti a intercettare razzi e asteroidi

PADOVA. I Maya? Dilettanti. Passato il 21 dicembre, con il mondo ancora al suo posto, tutti giurano che alla profezia non ci avevano mai creduto. Passato Capodanno, infatti, anche i più catastrofisti si sono rimessi al lavoro con il cuore in pace. Un bando della commissione europea, però, cui l'ateneo di Padova ha risposto immediatamente, sgretola un pochino le certezze di quanti credono che il pianeta, passata la minaccia delle divinità Maya, possa dormire tra due guanciali. Il Cisas, Centro interdipartimentale di studi e attività spaziali, diretto dal professor Piero Benvenuti, ha presentato un progetto dalla doppia valenza. Da un lato vuole risolvere il problema della spazzatura spaziale, pezzi di razzo o satelliti che girano beati nello spazio; dall'altra studiare un metodo efficace per intercettare e rispedire al mittente eventuali asteroidi pronti a impattare sulla Terra. Follia da film americano? Mica tanto.
I planetoidi più grandi sono stati censiti, i più piccoli non impensieriscono gli scienziati, ma quelli di medie dimensioni potrebbero far capolino senza alcun annuncio. Ecco perché, seppur l'ipotesi sia remota, il Cisas sta sfruttando tutta l'esperienza maturata in decenni di studi per mettere a punto dispositivi in grado di far fronte a un possibile asteroide diretto verso il nostro pianeta.
Il call europeo chiede di proporre soluzioni per risolvere il problema dell'immondizia spaziale. Lontana dai pensieri perché lontana dagli occhi, la questione è quasi paragonabile all'emergenza rifiuti vissuta da Napoli. Razzi e satelliti vengono sparati dalla Terra verso lo spazio. E quando non servono più che fine fanno? Alcuni si distruggono, altri invece continuano a volteggiare. L'orbita geosincrona, quella dove girano i satelliti delle telecomunicazioni, è zeppa di rifiuti, tanto che non mancano le collisioni, con danni inimmaginabili.
Il Cisas sta lavorando su due tecnologie: un dispositivo capace di agganciare il detrito trascinandolo fino a farlo entrare in contatto con l’atmosfera e farlo quindi bruciare grazie all’attrito, e un “razzo al plasma”, capace di intercettare la direzione del detrito per catapultarlo laddove non possa far danni. «Per quanto riguarda il primo progetto, stiamo cercando un materiale specifico, in grado di attaccarsi e di rimanere agganciato al detrito» spiega Benvenuti. «I rifiuti sono ricoperti da pellicole protettive molto fragili, per intenderci concettualmente simili a quelle usate per gli alimenti, capaci di staccarsi al minimo contatto, facendo perdere aderenza con il detrito vero e proprio. Nel secondo caso, invece, stiamo lavorando a un sistema che sfrutti una propulsione particolare, che possa essere guidato fino al detrito per poi spostarlo».
Benvenuti affronta poi la questione asteroidi: «Parliamo di dimensioni diverse, i rifiuti spaziali hanno un ordine di grandezza di una decina di metri, gli asteroidi hanno una massa e una misura differente, ma i dispositivi che stiamo studiando potranno avere un'applicazione anche per far fronte agli asteroidi. Attualmente i più grandi, censiti, non destano preoccupazione». Ma c'è una classe di planetoidi di media dimensione che potrebbe apparire senza farsi annunciare troppo. Ecco perché il Cisas ha deciso di studiare dispositivi a doppia valenza. Nessun eroe che si immoli per salvare il mondo, quindi, ma solo tanta tecnologia e ore passate in laboratorio. Benvenuti per primo spera di non dover mai applicare le teorie del Cisas sulla deviazione degli asteroidi. Senza scomodare l'estinzione dei dinosauri, nel 1908 un asteroide sassoso esploso in Siberia, per la precisione a Tunguska, ha devastato un'intera foresta.
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