Stefani: «No all’Irpef in Veneto almeno altri due anni»
Nei cento giorni da presidente del Veneto, Stefani ha presentato il nuovo software regionale Venexus per consentire ad aziende benefit ed Esg di farsi carico di progetti di interesse collettivo

Un altro anno di respiro. Un altro anno di Veneto tax free, per dirla con un’espressione cara al suo predecessore.
Il presidente Alberto Stefani taglia il traguardo dei suoi cento giorni di amministrazione – a voler esser precisi, oggi 14 marzo sono già centodue – con una (mezza) promessa: «Quasi sicuramente – ed ecco spiegato il “mezza” – l’addizionale Irpef regionale non sarà nemmeno nel prossimo bilancio».
Non c’è nella manovra licenziata giovedì 12 dalla prima commissione consiliare, in attesa dell’iter in Consiglio regionale. E non dovrebbe esserci nemmeno nella prossima; che significa questo: stando alla promessa del governatore, i cittadini veneti non pagheranno l’imposta regionale sul reddito delle persone fisiche nemmeno nel 2027.
Riguardo al futuro, decisivo sarà l’impatto sulle casse della Regione della riforma sul federalismo fiscale, chiesta dall’Europa e che dovrà entrare nei binari entro giugno.
Il bilancio
«Quello in via d’approvazione è un bilancio che aveva come primo obiettivo il superamento dell’esercizio provvisorio» ha ammesso lo stesso Stefani.
E quindi l’imperativo era sostanzialmente uno: correre. Senza la possibilità di voli pindarici né spazio all’inventiva, per spostare risorse sostanziose su particolari temi. Tantomeno, per inserire nuove imposte, come l’addizionale Irpef regionale, per esempio. «Ma abbiamo fatto le nostre scelte» la rivendicazione del governatore.
E allora ecco una manovra ancora da 18,9 miliardi di euro, per larghissima parte destinati alla sanità e al sociale: primo punto dell’agenda Stefani. E ambito protagonista di Venexus, il nuovo software regionale, che sarà presentato ufficialmente il 23 maggio al Centro congressi di Padova.
Venexus: il nuovo software regionale
Prima piattaforma in Italia – «ma ci stanno lavorando tante altre Regioni: noi le abbiamo battute sul tempo» rivendica il presidente veneto – capace di mettere in rete enti promotori ed enti attuatori di progetti a beneficio comune. Iniziative di rigenerazione urbana, welfare, sport e cultura. Con possibilità di spaziare dai progetti di inclusione a quelli di tipo ambientale; ma si parla anche di realizzazione di asili nido o di case di riposo. Una miniera potenzialmente sterminata, con il solo denominatore comune dell’utilità pubblica.
A proporre le diverse iniziative, attraverso la piattaforma, saranno Regione, Comuni e Province. A quel punto, la palla passerà ai potenziali investitori: società benefit e imprese Esg (environmental, social e governance). Le prime sono 536 in Veneto, pari al 10,1% di quelle presenti in tutta Italia: società che, nei rispettivi statuti, hanno inserito obiettivi di beneficio comune. Quanto alle seconde, si tratta di aziende che, tra i loro investimenti, ne prevedono a tema ambientale, sociale e di governance.
I benefici saranno per gli enti pubblici e per la società, chiaramente, che vedranno la realizzazione dei progetti. Ma anche per le aziende, che, oltre a vedere migliorare la propria reputazione, godranno di priorità nell’accesso ai bandi e ai fondi regionali.
«È una piccola rivoluzione» ha detto Stefani, «all’interno di questo sistema, società benefit e imprese Esg potranno finanziare iniziative concrete di pubblica utilità, affiancando le istituzioni, monitorando lo stato di avanzamento del progetto e ottenendo in tempo reale ogni rendicontazione necessaria per il proprio bilancio sociale».
Un capovolgimento della prospettiva per il finanziamento di opere, programmi, servizi o infrastrutture pubbliche: «È l’amministrazione pubblica che rinuncia a imporre prelievi fiscali, ma indica al privato, che può liberamente scegliere se aderire o meno, ambiti in cui intervenire, con la massima trasparenza ed efficacia». Volendo estendere il discorso a quanto detto prima, altra iniziativa per continuare a tenere lontano lo “spauracchio” dell’Irpef regionale.
La risposta del privato
E il privato già risponde, con la voce autorevole di Paola Carron. «Promuoveremo la piattaforma tra i nostri associati, perché sempre più imprese possano aderire, con benefici non solo reputazionali, ma di competitivita, di relazioni solide con le comunità locali e di attrattività» ha detto la presidente di Confindustria Veneto Est, «Oggi più che mai la partnership pubblico-privato è la chiave per investire in sostenibilità sociale e ambientale, creando valore condiviso e duraturo per la comunità».
E, dall’altra parte, c’è la voce interessata di chi, di questa partnership, potrebbe beneficiare. Come Roberto Volpe, presidente di Uripa, l’Unione degli istituti per anziani del Veneto. «Speriamo che gli enti che operano nell’assistenza agli anziani vengano pienamente coinvolti nelle opportunità che la piattaforma intende promuovere».
E infine Roberto Toigo, segretario della UiI: «L'adozione di criteri Esg è cruciale. La qualità del vivere può essere misurata dal punto di vista economico, ma vanno considerate anche le relazioni, la cura, l’ascolto e la rete sociale». —
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