Dai delfini alle tartarughe, l’Università di Padova guida i salvataggi
L’Ateneo protagonista del piano regionale per la gestione degli animali spiaggiati. Il protocollo definisce le procedure precise da adottare sia in caso di soccorso che di analisi

L’Università di Padova è protagonista nel programma regionale per la gestione e il salvataggio dei cetacei e delle tartarughe marine spiaggiati lungo le coste del Veneto. L’ateneo patavino, attraverso il Dipartimento di Biomedicina comparata e Alimentazione, ha contribuito alla definizione scientifica del nuovo protocollo regionale presentato il 13 marzo mattina nella sede di Veritas a Venezia.
Il protocollo
Il protocollo, condiviso con i Comuni della costa veneta e con le associazioni di categoria del settore turistico, punta a diffondere procedure operative chiare per la gestione degli spiaggiamenti e a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, mondo scientifico e operatori del territorio.
Il progetto è stato sviluppato con il contributo scientifico del professor Sandro Mazzariol e della professoressa Cinzia Centelleghe, tra i principali esperti nazionali sul tema degli spiaggiamenti di cetacei e tartarughe marine.
«Con questo protocollo» dichiara l’assessore regionale ad ambiente, clima e parchi Elisa Venturini «rafforziamo la rete di intervento e di monitoraggio lungo le coste del Veneto, mettendo a sistema il lavoro di istituzioni, università, capitanerie di porto, enti locali e associazioni. L’obiettivo è garantire interventi rapidi e coordinati quando si verificano spiaggiamenti di cetacei o tartarughe marine, assicurando sia il soccorso degli animali vivi sia la raccolta di dati scientifici fondamentali per conoscere meglio il nostro mare».
Cosa fare con gli animali spiaggiati
Il protocollo definisce procedure operative precise. Quando gli animali vengono trovati vivi viene attivata la rete di soccorso che consente di recuperarli, curarli e, quando possibile, reintrodurli nel loro habitat naturale. Nel caso di animali rinvenuti morti, invece, vengono effettuate analisi scientifiche approfondite che permettono di raccogliere informazioni preziose sullo stato di salute dell’ecosistema marino.

«Anche gli animali trovati morti» spiega Mazzariol «rappresentano una fonte di informazioni estremamente importante. Attraverso le analisi e gli studi che vengono effettuati possiamo comprendere meglio le cause di morte, ricostruire aspetti della vita e ottenere indicazioni utili sullo stato di salute del mare Adriatico».
«Le attività di monitoraggio e di analisi» aggiunge Centelleghe «permettono di raccogliere dati fondamentali sia sulle specie che popolano il nostro mare sia sulle condizioni ambientali delle acque. Queste informazioni sono essenziali per migliorare la conoscenza scientifica e per orientare le politiche di tutela della biodiversità marina».
Negli ultimi anni le coste venete sono state interessate da diversi episodi che confermano l’importanza di un sistema di monitoraggio strutturato: dalla presenza sempre più frequente di delfini fino alla recente segnalazione di una foca monaca in laguna, eventi che testimoniano il valore naturalistico dell’Adriatico e la necessità di continuare a investire nella sua protezione. Il protocollo regionale rappresenta quindi uno strumento concreto per coordinare istituzioni, università e operatori del territorio e, pur avendo una dimensione regionale, si inserisce nel più ampio quadro delle reti nazionali e degli accordi internazionali dedicati alla tutela dei mammiferi marini e delle tartarughe marine.
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