Il cardinale Pizzaballa a Venezia: «Difficile capire come sarà la ricostruzione di Gaza»
«Una parola detta a Venezia, attraverso le sue istituzioni, ha un peso diverso che altrove. La città è una vetrina importante, un centro culturale» ha detto il cardinale e patriarca latino di Gerusalemme. Durante l’intervento ha parlato anche della sua esperienza a Gaza

«Una parola detta a Venezia, attraverso le sue istituzioni, ha un peso diverso che altrove. La città è una vetrina importante, un centro culturale». L’appello alla pace di Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, da San Marco si rivolge al mondo. Oggi, 8 luglio, il cardinale ha portato la sua testimonianza diretta dalla Striscia di Gaza nel cuore del capoluogo lagunare.
«Le immagini non trasmettono gli odori e i topi che mordono i bambini nelle tende, che giocano tra le fogne a cielo aperto», ha raccontato nella tappa veneziana di un pellegrinaggio disegnato e accompagnato dal patriarca di Venezia, Francesco Moraglia.

Prima in Basilica di San Marco, la mattina, con le autorità cittadine, nel pomeriggio a Jesolo dove il cardinale Pizzaballa celebrerà la messa alle 18.30 nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice e terrà un dibattito pubblico in piazza Mazzini alle 20.45. Domani, giovedì 9 luglio, ore 10, messa in Basilica della Salute.
«Parlando con i nostri 541 cristiani rimasti a Gaza sappiamo che hanno perso tutto come ogni gazawo» ha detto il vescovo di Gerusalemme.
«Non c’è la fame dei mesi scorsi ma mancano totalmente le infrastrutture, le scuole, un contesto di supporto psicologico infantile e ospedali pienamente funzionanti a cui stiamo lavorando anche con la Caritas, per espandere il sostegno immediato. Dopo il cessate il fuoco gli episodi di violenza non sono finiti, la situazione umanitaria è drammatica. Se durante la guerra, dal 7 ottobre 2023, le persone erano in modalità di sopravvivenza, ora si fanno tutte le domande che prima non avevi modo di porti. Come sarà la ricostruzione? È faticoso capire che cosa sarà».
Segnali di speranza Pizzaballa ne intravvede nella popolazione, «più raro nelle istituzioni politiche e religiose», confessa. «Ho incontrato a metà giugno seicento studenti all’università pubblica Al-Azhar, a Gaza. Ho detto loro di essere contro ogni forma di violenza. Si sono alzati in piedi, mi hanno applaudito. Non è scontato, sono seicento giovani che rifiutano la violenza».
Sul consenso di cui ancora godano Hamas in Palestina e Netanyahu in Israele, il vescovo non si sbilancia: «Lo vedremo con le elezioni, dopo l’estate. C’è sempre la tentazione di affidarsi all’uomo forte ma c’è desiderio di voltare pagina».
Pizzaballa ha definito il rapporto attuale con il governo israeliano «corretto quanto basta», ribadendo l’importanza di «mantenere tutti i canali aperti e condividere un linguaggio di pace».
Cosa possono i comuni cittadini, veneziani e del mondo? «Non considerare ogni sforzo, risorsa umana o di qualsiasi genere vana», è stato il suo invito, «perché le povertà sono tante, culturali e reali, e dove si può fare qualcosa, anche un gesto piccolo, si porta refrigerio».
Il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha restituito il senso di questa visita a Venezia: «È importante sentire la voce di chi vive quotidianamente l’esposizione di un popolo che è gravato da sofferenze immani. Poter avere un contatto con lui che rappresenta questa vita sofferente e crocifissa, di una realtà che non vogliamo condannare politicamente. Pensiamo che ci sia la figura del vescovo di Gerusalemme come figura istituzionale importante perché questa Terra Santa lontana nei chilometri sia vicina come è vicina nella fede».
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