Ancora un suicidio nel carcere Due Palazzi di Padova: è il secondo caso in 36 ore
Un 36enne italiano è impiccato nel bagno della sua cella nella casa di reclusione di Padova. Solo poche ore prima un altro detenuto si era tolto la vita: non accettava il trasferimento in un’altra struttura. Due rose sui cancelli lasciate dal coordinamento delle associazioni che lavorano dietro le sbarre

Un detenuto nel carcere di Padova si è suicidato ieri sera, 29 gennaio, impiccandosi nel bagno della sua cella nella casa di reclusione di Padova. E' il secondo caso in 36 ore nella struttura penitenziaria del Due Palazzi.
Lo riferisce Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria.
La vittima è un 36enne di cittadinanza italiana di cui non sono state rese note le generalità.
«La strage di carcere e per carcere - riflette De Fazio - evidentemente continua. Se il macabro bilancio del 2025 si è chiuso con 78 detenuti (più due internati in Rems) e 4 operatori che si sono suicidati, il 2026 inizia in tragica continuità, sono infatti già 5 i ristretti che hanno deliberatamente posto fine alla loro esistenza nel mese di gennaio non ancora finito».
Alla casa di reclusione di Padova, osserva De Fazio «670 detenuti sono stipati in 432 posti, con un sovraffollamento del 155%. Di contro, gli agenti assegnati sono solo 310, quando ne servirebbero almeno 445 (-30%).
Due rose rosse sono state legate con dei nastri rossi alla cancellata del carcere di via Due Palazzi a Padova. La simbolica azione è stata fatta in mattinata dagli esponenti del coordinamento delle associazioni che da anni lavorano per portare lavoro ed attività volte al recupero dei carcerati nella struttura, dove vivono in media oltre 600 detenuti.
«Sono due situazioni - spiega Nicola Boscoletto, fondatore della Cooperativa Giotto che da anni porta lavoro e formazione professionale nel carcere - che sebbene abbiano dinamiche diverse denunciano lo stato di prostrazione che stanno vivendo in maniere diverse le persone che si trovano a vivere in questo carcere. In certi momenti aumenta il senso di abbandono, che già è altissimo, e quindi nei grandi numeri poi le persone più fragili sono quelle che manifestano con questi atti terribili».
Per Boscoletto «noi siamo consci che questa struttura, se paragonata ad altre in Italia, può vantare esperienze importanti di dedizione e di recupero ad una vita normale delle persone che qui dentro hanno la possibilità di cambiare. Tante persone qui dentro lavorano assieme agli uomini e le donne della Polizia penitenziaria, ci mettono da decenni anima e cuore, tutti, dagli agenti agli educatori, esponenti del terzo settore. Non è colpa della casa di reclusione in quanto tale, anzi, ma siamo davanti ad interventi calati dall'alto, fuori da ogni contesto, fuori da ogni logica, che saltano completamente le persone, il territorio, chi ci lavora, i detenuti, gli operatori, i volontari, il terzo settore».
Le reazioni
"Abbiamo di fronte - accusa la segretaria confederale della Cgil di Padova, Manuela De Paolis - una palese violazione dei principi Costituzionali sanciti all'art 27 e all'art 13 della Legge fondamentale dello Stato, che dovrebbero guidare l'esecuzione della pena e noi, come Cgil, una Confederazione che si riconosce nei valori della Carta Costituzionale, non possiamo restare inermi dinanzi a trattamenti contrari al senso di umanità".
Sul secondo suicidio in 36 ore a Padova interviene Rossella Favero, del coordinamento delle associazioni attive nel carcere di via Due Palazzi. «Quello che segnaliamo come fenomeno di base è che da mesi per 'effetto domino' della normativa del cosiddetto "decreto sicurezza" si sta distruggendo il modello delle case di reclusione minorili, che sono sempre più piene. I minorili erano un modello in Europa ed ora moltissimi giovanissimi stanno andando a finire nei reparti di media sicurezza. Stiamo lavorando per porre rimedio a questa situazione, stiamo facendo un gruppo di lavoro su questa emergenza nell'emergenza».
«Il problema del sovraffollamento nelle carceri è importante e lo si denuncia da molto tempo. E sarebbe importante intervenire, perché i suicidi sono l'espressione del malessere della popolazione carceraria». Così la presidente reggente della Corte d'Appello di Venezia Rita Rigoni, commentando il secondo suicidio in due giorni nell'istituto penale di Padova.
«La pena - ha aggiunto Rigoni - ha anche funzione risocializzante, e in questa situazione soprattutto le persone più fragili si trovano in difficoltà. Infatti vediamo che la maggior parte dei suicidi avvengono dove c'è il maggior sovraffollamento».
Tra i dati diffusi dalla Corte d'Appello veneziana alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario ci sono anche quelli che riguardano gli uffici di sorveglianza del distretto, legati proprio al problema del sovraffollamento nelle carceri.
«Al 30 giugno 2025 - ha riferito Rigoni - su 1.938 posti disponibili erano presenti 2.793 detenuti. Elevato anche il numero suicidi, quattro a Verona", ai quali si aggiungono i due di Padova. Si registra poi un "aumento di tentativi suicidio e atti autolesionismo».
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