Omicidio di Lorenzo Cristea: morì in un minuto per tre fendenti mortali

Cristea fu colpito due volte ai polmoni, ma decisiva fu la coltellata che gli recise l’aorta del cuore. Il ventenne di Trebaseleghe morì in un minuto, a nulla valse la corsa disperata all’ospedale di Castelfranco

Marco Filippi
Un fotogramma del filmato della rissa mortale
Un fotogramma del filmato della rissa mortale

Lorenzo Cristea fu colpito da tre coltellate, potenzialmente mortali: una al cuore che gli recise l’aorta e altre due ai polmoni. Ma mentre da quelle ai polmoni, se i soccorsi fossero stati molto rapidi, Cristea avrebbe potuto salvarsi, quella al cuore gli sarebbe stata comunque fatale.

Nessuno avrebbe potuto tamponare l’emorragia provocata dal fendente che colpì in pieno il pericardio. Il ventenne di Trebaseleghe morì in un minuto. A nulla valse la corsa disperata all’ospedale di Castelfranco.

A spiegarlo in un’aula del tribunale di Treviso, durante la terza udienza del processo del delitto, consumatosi la notte del 3 maggio del 2025, nei pressi della Baita al Lago, è stato il medico legale trevigiano, l’anatomopatologo Alberto Furlanetto, ieri tra i testimoni.

Un quarto fendente, riscontrato in autopsia nella mano destra della vittima, è da qualificare come una ferita da difesa, che comunque non avrebbe avuto gravi conseguenze, se Cristea fosse sopravvissuto. La notte della tragedia, il ventenne di Trebaseleghe aveva bevuto qualche drink: gli esami di laboratorio hanno stabilito che nel sangue aveva un valore di 1. 3 grammi di alcol per litro di sangue. Nessun dubbio sulla causa della morte dovuta alla copiosa emorragia interna causata dai tre fendenti al torace.

L’udienza, che vede alla sbarra Badr Rouaji (difeso dall’avvocato Fabio Crea) e Taha Bennani (avvocati Paola Miotti e Fabio Targa), i due giovani d’origine marocchina accusati dell’omicidio di Cristea oltre che imputati di tentato omicidio e lesioni degli amici della vittima, si è poi soffermata sulla possibile dinamica dei fendenti e sulla compatibilità delle ferite con il coltello a serramanico sequestrato dai carabinieri, pochi minuti dopo l’omicidio.

Sull’importanza dell’udienza, le visioni dei legali degli imputati principali sono diametralmente opposte. «Le dichiarazioni di Furlanetto», precisa l’avvocato Crea, «hanno confermato la compatibilità delle ferite mortali sul povero Cristea con la lama del coltello sequestrato sul quale non ci sono tracce genetiche del mio assistito Badr ma di altri soggetti. Inoltre, altro elemento importante, è l’assenza di tracce di sangue nei suoi vestiti».

Il soggetto a cui si riferisce il legale di Badr è naturalmente Bennani. Da parte sua, l’avvocato Targa, che con la collega Miotti difende Bennani, puntualizza: «Dalla testimonianza odierna del medico legale», spiega l’avvocato padovano, «è risultata chiara la piena compatibilità del movimento dal basso verso l’alto, che Badr fa, come emerge dal filmato visionato in aula, con i tre colpi al torace del povero ragazzo ucciso». In aula s’è parlato anche delle ferite inferte a Emanuele Biliato (avvocato Pierantonio Menapace), e Alessandro Bortolami (avvocato Luca Dorella) amici di Cristea e co-imputati per rissa: il primo fu ferito con un solo fendente, inferto alle spalle, alla scapola destra e il secondo con 4 coltellate, al torace e ai fianchi, fortunatamente poco profonde. Si torna in aula a ottobre.

 

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