“Mona Who?”, ecco il merchandising del Louvre che fa divertire i veneti
Il Museo francese ha affidato all’arte del fotografo Thomas Lelu il design del merchandising. Su maglie e borse compaiono scritte essenziali e ironiche. Tra queste “Mona Who”, diventato virale tra gli utenti veneti: nel dialetto “mona” ha tutto un altro significato e i commenti non si sono fatti attendere

"Mona chi?" No, non è un insulto in dialetto veneto, ma la scritta stampata sul merchandising del Louvre. Il Museo ha infatti deciso di affidare all'artista e fotografo Thomas Lelu il design di magliette e borse in vendita al museo.
Il risultato? Sugli oggetti compaiono scritte ironiche ed essenziali, come “All you need is Louvre”.
Fino a qui nulla di strano. Ma su alcune magliette e alcune borse è stampata invece la scritta: “Mona Who?” Il riferimento è chiaramente alla celebre Mona Lisa dipinta da Leonardo Da Vinci ed esposta nel Museo francese.
In Veneto, come noto, la parola mona assume tutto un altro significato. Proprio per questo il post Instagram di “culturel_paris”, che pubblicizza il merchandising ha scatenato l’ironia social dei veneti.
Numerosissimi i commenti divertiti degli utenti italiani: «Il souvenir preferito dai veneti è stato creato» recita uno dei commenti con più like.
Altri spiegano in inglese il significato della parola in Veneto: «Dovrebbe essere Monna, con una doppia n: mona così come è scritto è una brutta parola, in particolare in Veneto».
C’è anche chi si lancia in un’ironica previsione: «Sono sicuro che questa maglia andrà sold out qui in Veneto». Concorde un altro utente: «Mona Who si vende bene anche in Veneto». O ancora: «Ogni veneto penserà la stessa cosa».

Thomas Lélu, spiega il sito specializzato Exibart, è artista, fotografo e scrittore francese, celebre su Instagram per i suoi aforismi essenziali tracciati a penna Bic blu su cartone.
E spiega
Avvicinato direttamente dall’istituzione parigina, Lélu ha affrontato l’incarico con un mix di umiltà e spirito critico. Il riferimento teorico immediato, come spiegato dall’artista, richiama il gesto dissacrante di Marcel Duchamp e la sua celebre L.H.O.O.Q. sulla Gioconda, ma con un’attitudine più vicina all’«art modeste» e alla fruizione quotidiana. Come racconta egli stesso:
Nel mio lavoro c’è molta ironia, che spesso è una forma di pudore verso l’Arte con la A maiuscola. Mi sono sempre sentito un artista “turista”, il ragazzo di provincia che arriva a Parigi ed entra al Louvre per la prima volta spalancando gli occhi. I giochi di parole e la scrittura apparentemente imperfetta servono a sdrammatizzare tutto questo
«Mona», una parola quasi universale
Nell’Insultario Veneto Italiano pubblicato da Editoriale Programma, un libriccino che ha venduto decine di migliaia di copie, questa parola e la straordinaria varietà di espressioni collegate viene sostanzialmente suddivisa in due grandi significati: l’organo genitale femminile e l’essere scemo, che è quello che qui più ci interessa. Ecco la definizione del vocabolario a cura di Marialetizia Pivato.
Spoiler: contenuto volgare
móna2 s.m. stupido, scemo, cretino, ma con un significato molto particolare impossibile da rendere in italiano: infatti può essere móna anche una persona intelligente.
L’etimologia del termine deriva forse dallo spagnolo mona = “scimmia”, da cui anche monada = “smorfia”.
Si tratta probabilmente del termine veneto più utilizzato in assoluto, perché è un epiteto che si presta bene a tutte le occasioni, a tutti i contesti e a moltissime persone. “Te si proprio un móna” = Sei proprio un coglione; “El ze móna quanto che ’l pesa” = È stupido tanto quanto pesa,si dice di persona particolarmente cretina; “Fare el móna par no pagare el dassio” = Fare il finto stupido per non pagare il dazio, cioè fare il finto tonto per ricavarne dei vantaggi; m.d.d. “Alto pi de un metro e otanta o ‘l ze móna o poco ghe manca!” = Se uno è alto più di un metro e ottanta, probabilmente è stupido o quasi (insulto rivolto alle persone molto alte); “Móna da incalmo” = Stupido; “Na móna!” = Niente affatto!; “Toco de móna” = Pezzo di somaro (da non confondere con pezzo di figa → tòco de gnòca); m.d.d. “Pi se studia, pi móna se xe” = Più si studia, meno si sa; “Chi nasse móna, more cojon” = Chi nasce stupido, muore coglione, ossia i cretini restano sempre tali; prov. “Co capita un bon bocon, móna chi no ghe ne aprofita” = quando capita un buon affare che non ne sa approfittare è un cretino; prov. “El móna parla, el furbo scolta” = Lo stupido parla, il furbo ascolta, più che parlare è importante ascoltare.
móna, andàr in loc. v. andare in mona, in figa;andare a quel paese, ma anche augurio di buon auspicio, rivolto soprattutto a chi ha difficoltà nell’approccio con il gentil sesso. “Va’ in móna = Vai in figa, augurio che prevede un simpatico botta e risposta, che prosegue in questo modo: “Che Dio te scolte!” = Che Dio ti ascolti!; “Va’ in mónega” = letteralmente significa Va’ in suora, ma si tratta di un modo storpiato ed edulcorato per mandare a quel paese qualcuno. Esiste una seconda connotazione, ossia il mandare qualcuno in móna della propria genitrice, con il significato di “torna da dove sei venuto”: “Va’ in móna de to mare”; andàr in stramóna (accr.).
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