Ludwigia invade i canali del Veneto, al via il piano per fermare la pianta infestante: ecco di cosa si tratta
La pianta sudamericana arrivata come ornamentale sta colonizzando diversi corsi d’acqua veneti, mettendo a rischio il deflusso e gli ecosistemi. Università e Consorzi studiano nuove tecniche di rimozione

Arrivata in Europa come pianta ornamentale per laghetti e acquari, oggi è diventata una delle specie infestanti più problematiche per i corsi d’acqua del Veneto.
Si chiama Ludwigia, è originaria del Sudamerica e negli ultimi anni ha colonizzato numerosi canali della rete gestita dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione, mettendo a rischio il deflusso delle acque e gli ecosistemi acquatici.
Per questo è in corso un piano di contenimento basato su studi condotti dall’Università, finanziati dalla Regione, dai consorzi Bacchiglione e Lessinio Euganeo Berico.
La diffusione
Le aree più colpite si concentrano soprattutto lungo il canale Battaglia e nei corsi d’acqua verso Piove di Sacco. Tra i canali maggiormente interessati figurano Rio ramo principale, Rio secondo e terzo ramo, Santa Chiara, Scirocchetto, Gallaro, Valli e Cavaizza di Lova.
La presenza della pianta è stata rilevata anche nei canali Menona, San Giacomo Nord e Sud, Albignasego, Inferiore Casalserugo, Biancolino, Terradura, Sabbioni, Maestro, Scossia, Altipiano, Acque Straniere e Cornera. Nelle aree collinari, invece, la diffusione è molto più limitata, così come in laguna.
L’infestazione
La Ludwigia cresce rapidamente formando un fitto tappeto vegetale che ricopre la superficie dell’acqua, rallenta il flusso, riduce la capacità idraulica dei canali e sottrae luce e ossigeno alle specie autoctone. Il problema principale è però il suo sistema di propagazione.
La pianta sviluppa robuste radici che penetrano nel fondale e lunghi stoloni: ogni piccolo frammento che rimane nell’acqua è in grado di radicare e dare origine a una nuova pianta. Per questo, il semplice sfalcio o la trinciatura non solo sono inefficaci, ma rischiano di favorire una diffusione ancora maggiore dell’infestante.
Gli studi dell’Università di Padova hanno quindi definito un protocollo operativo specifico. Gli interventi vengono eseguiti con escavatori dotati di benna falciante che asportano l’intera pianta insieme ai primi centimetri di sedimento, eliminando anche l’apparato radicale. Il materiale viene poi depositato lontano dall’acqua, lasciato essiccare e successivamente trinciato, evitando che frammenti possano tornare nei canali. La tecnica è stata sperimentata con successo la scorsa estate ed è stata ora estesa a tutta la rete interessata.
Resta aperto anche il tema dello smaltimento della biomassa. Il conferimento negli impianti autorizzati avrebbe un costo stimato di circa 250 mila euro. Per questo si stanno valutando soluzioni alternative, tra cui il conferimento presso terreni agricoli nelle aree lagunari. Qui la pianta viene stesa sul terreno e l’elevata salinità ne provoca la completa eliminazione, consentendo anche di valorizzarne la sostanza organica come ammendante naturale. Si tratta di una soluzione che potrebbe ridurre i costi e rendere più sostenibile la gestione dell’infestante.
Nei giorni scorsi anche l’assessora regionale all’ambiente Elisa Venturini ha effettuato un sopralluogo a Battaglia Terme per seguire gli interventi: «Sono venuta a verificare di persona lo stato del fiume e seguire da vicino l’intervento di pulizia», ha detto l’assessora, «si tratta di un lavoro che proseguirà più giorni e che si aggiunge a una serie di interventi richiesti nell’ultimo periodo. Come Regione vogliamo rafforzare il coordinamento tra tutti i soggetti che operano sui fiumi, perché solo lavorando insieme possiamo garantire corsi d’acqua più puliti, sicuri e tutelati».
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