Legge sulla sicurezza, crollo dei matrimoni misti

Calano di un terzo le unioni, effetto della legge sulla sicurezza. Con le nuove norme servono almeno due anni di convivenza per fare la domanda
VENEZIA Sposarsi con un italiano o con una italiana solo per ottenere la cittadinanza? Facile, fino a qualche mese fa. Ma con le nuove norme sulla sicurezza introdotte ad agosto dal governo, le cose sono cambiate. I vincoli più rigidi, infatti, fanno crollare anche nel Veneziano le domande di cittadinanza per matrimonio inoltrate nei primi mesi del 2010. A gennaio, febbraio e marzo si registra una media di 17 richieste al mese, contro le 25 del 2009, con un calo di un terzo.


«Sono spariti proprio i matrimoni strumentali - spiega Antonio Padovese, responsabile del Dipartimento immigrati della Uil provinciale - quelli contratti solo per ottenere la cittadinanza. Questo è di sicuro un bene, anche se il decreto varato ad agosto introduce anche un contributo di 200 euro obbligatorio per presentare la domanda». I numeri. I dati parlano chiaro. Nel Veneziano, lo scorso gennaio sono state presentate 12 domande di cittadinanza a seguito di matrimonio. A febbraio 18 e a marzo 15. In media, 17 al mese. Nel 2009 le richieste totali ammontano a 303, 56 presentate da «sposi» extracomunitari e 247 da spose, con una media mensile di 25,25.


La diminuzione, dunque, è di oltre il 30 per cento, a testimonianza che non si tratta di un trend normale, bensì «drogato» dalle nuove norme. Nuovi obblighi. Il vincolo più rilevante introdotto dal decreto di agosto sulla sicurezza riguarda le tempistiche per presentare la domanda. Prima, cioè fino alla scorsa estate, la domanda di cittadinanza poteva essere consegnata dopo sei mesi di matrimonio. «Per lo sposo e, più frequentemente la sposa straniera - spiega Padovese - non era poi così difficile convivere per poco tempo assieme a una persona sposata solo per interesse».


Le nuove norme, adesso, obbligano a una convivenza di almeno due anni senza la quale non si può presentare la richiesta di cittadinanza. «Questo - commenta ancora il sindacalista - ha rovinato i piani di chi intendeva contrarre matrimonio solo per perottenere lo status di cittadino italiano». L'altra novità riguarda i documenti. Se prima non era necessario che lo sposo o la sposa dimostrasse di essere in possesso di un titolo che renda regolare la sua permanenza in Italia, adesso invece lo deve fare.


«Fino all'introduzione della norma, che è retroattiva, si accertava solo la non pericolosità del soggetto». Residenza. Ben diverso è il discorso relativo alla cittadinanza ottenuta tramite la residenza. Chi la richiede, deve dimostrare di essere in Italia da almeno dieci anni. In riferimento a questo tipo di domanda, sottolinea Padovese, «si dovrebbe registrare una crescita già da quest'anno». Nel Veneziano già nei primi tre mesi sono aumentate le domande per residenza rispetto al 2009. Erano 534 quelle presentate nell'arco dello scorso anno, con una media di 44,5 al mese.


A gennaio del 2010 ne sono arrivate in Prefettura 41, a febbraio 46 a marzo 49: in media 45 mensili. Costi. Il decreto sicurezza di agosto, però, ha reso anche più oneroso presentare l'istanza per ottenere la cittadinanza. «Adesso chi fa domanda deve portare 200 euro come contributo - spiega il sindacalista -. Poi ci sono le marche da bollo da 14,62 euro. E per chi ha più certificati di residenza si ritrova con una vera e propria stangata. Senza contare le spese per recuperare il certificato di nascita e quello penale dal proprio Paese: possono servire anche 200, 300 euro». A RIPRODUZIONE RISERVATA

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