Acqua dai laghi contro la siccità: la Regione apre in anticipo la diga del Corlo
Ma i Comuni del Bellunese protestano: «In pianura sprecano troppa acqua e poi vengono a pescarla dai nostri invasi. E addio stagione»

È bastato che l’altro ieri la Regione annunciasse di valutare il «ricorso anticipato all’acqua di dighe, invasi e laghi» contro la pesante siccità di questo periodo perché nel Bellunese scattasse subito la reazione, sia degli amministratori pubblici che degli operatori turistici. Anche perché ieri l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima Elisa Venturini ha confermato che è già stata aperta la diga del Corlo – rispetto alla data fissata del primo luglio – per aumentare la disponibilità d’acqua e favorire l’alimentazione dei canali e delle reti irrigue: «Si tratta di una scelta che testimonia la volontà di intervenire tempestivamente di fronte a una situazione che sta evolvendo rapidamente» ha spiegato.
Tanto è bastato perché la paura di altri prelievi anticipati scattasse nel resto della Provincia. Il primo ad allarmarsi è Alberto Peterle, sindaco di Alpago. «Proprio stamattina ho osservato il livello dell’acqua del lago di Santa Croce che sembrava essersi abbassata di qualche centimetro. E mi sono sorpreso, perché fino al 20 agosto l’Enel dovrebbe garantire i 384 metri sul livello del mare. Soltanto successivamente può ridurre il livello a 383 metri. Che per noi è sempre un dramma: perdiamo turisticamente il mese di settembre. Ma tutti qui nella Conca ricordano l’estate 2022, quando, a causa della siccità, sparì la spiaggia, con l’acqua scesa di 3 metri». Peterle – che ricorda le 84 mila presenze turistiche intorno al lago, l’anno scorso – chiarisce subito però che il Bellunese non manca di generosità: «I sacrifici continuiamo a farli da sempre, ma in pianura i consorzi di bonificano sprecano troppa acqua, non si decidono a investire in una modalità d’irrigazione meno sprecona e a realizzare gli invasi: non solo, usano loro stessi l’acqua per produrre energia, e non solo per irrigare i campi».
Una situazione che ha ben presente Gildo Trevisan, albergatore a Pieve di Cadore e presidente del consorzio turistico del Centro Cadore: «Rivolgo un appello al presidente della Regione Alberto Stefani: abbassare il livello dei laghi alle porte della stagione estiva comporta un grave danno economico per le comunità montane e rischia di compromettere i delicati equilibri su cui si regge l’intero sistema economico della montagna».
Trevisan si concede poi una riflessione amara: «Che la montagna sia spesso considerata un luogo da cui nulla si porta ma dal quale si va solo a prendere è purtroppo una constatazione nota. La montagna vive in larga parte di turismo, e i laghi rappresentano, soprattutto nel periodo estivo, un elemento di forte attrattiva e un punto di forza fondamentale per sostenere l’economia turistica, in particolare nelle località che non possono contare su un’offerta consolidata legata agli impianti invernali. Popolazione, operatori turistici e amministratori locali si oppongano con decisione a questa scelta, sollecitando i decisori regionali a individuare soluzioni alternative, come la progettazione di adeguate riserve d’acqua da utilizzare nei momenti di necessità».
Luca Fanton, sindaco di Calalzo, rilancia: «Ho firmato in questo momento un’ordinanza affinché i cittadini risparmino acqua in questo delicato momento. E adesso scopro che il nostro lago rischia di essere prosciugato per dissetare la pianura, che spreca acqua in quantità sempre più esponenziali». Fanton ricorda che i Comuni del Centro Cadore stanno investendo milioni nel lago, per la sua valorizzazione turistica. «Ma rischiamo di investire in un non lago» aggiunge. Appena appreso l’allarme da Venezia, Fanton si è portato in riva al bacino per verificare la situazione e ha invitato gli operatori del posto a tenere sotto controllo la situazione.
Dall’altra parte della provincia, dal Comune di Arsiè, il sindaco Ivano Faoro si concede una reazione d’ironia:«Protestano loro per 3 metri di prosciugamento, ma da settembre il Corlo perde 16 metri d’acqua. Tutto autorizzato».
Da settembre, però. Oggi siamo all’inizio dell’estate. «Ogni anno, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, si sottrae un po’ d’acqua. Speriamo che si limitino a uno o due metri. Altrimenti, addio stagione». Faoro non ha dubbi: «Il problema si risolverà una volta per tutte con il rinnovo delle grandi concessioni, nel 2029. Quando, speriamo, sarà la Provincia con la Regione a decidere».
L’assessore Venturini ha percepito subito l’allarme dal Bellunese. E cerca di rassicurare. «Stiamo lavorando insieme ai soggetti gestori per ridurre i quantitativi d’acqua distribuiti ai diversi comprensori consortili, così da contenere i prelievi e preservare le riserve disponibili. Parallelamente, è stato avviato un confronto per aumentare al massimo possibile gli apporti provenienti dai bacini delle regioni e dei territori confinanti, in particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Province autonome di Trento e Bolzano». Aggiunge poi che il Veneto non può permettersi di rivivere un’estate come quella del 2022: «Oggi la situazione non ha ancora raggiunto quei livelli di criticità, ma gli indicatori che stiamo monitorando mostrano condizioni che, per molti aspetti, sono simili a quelle che caratterizzarono l’avvio di quella stagione. Proprio per questo stiamo intervenendo in anticipo, senza aspettare che l’emergenza si manifesti in tutta la sua gravità».
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