Gli affari di Epstein in Veneto, i proprietari di Villa Barbarigo: «La Villa non la vendiamo»

Il proprietario di Villa Barbarigo a Valsanzibio chiarisce i contatti indiretti avuti anni fa con possibili acquirenti, tra cui anche ambienti riconducibili a Jeffrey Epstein: «Una quindicina di anni fa, c’era la possibilità che Villa Barbarigo fosse venduta»

Nicola Cesaro
Parco Villa Barbarigo a Valsanzibio di Galzignano Terme
Parco Villa Barbarigo a Valsanzibio di Galzignano Terme

Un racconto di dieci ettari che narra simbolicamente il cammino dell’uomo, dalla sofferenza alla redenzione. Un percorso salvifico e di purificazione scandito da siepi, fontane e sculture, con un labirinto che fa da paradigma alle difficoltà della vita. Questo propone il Giardino monumentale di Villa Barbarigo, a Valsanzibio di Galzignano.

Jeffrey Epstein 

«Ecco, parlando di redenzione, diciamo che se Jeffrey Epstein avesse varcato i confini del nostro giardino, fosse avrebbe fatto la stessa fine del demone che brucia all’ingresso in una chiesa o al contatto con l’acqua santa». Ci scherza su Armando Pizzoni Ardemani, 60 anni, proprietario e custode della villa: la sua famiglia vanta questo gioiello storico e architettonico dal 1929 e quella dei suoi figli, ormai, è la quarta generazione.

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Elia CavarzanElia Cavarzan
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Non vuole gettare croci sul defunto Epstein, nome che – fino ad oggi – mai era comparso ufficialmente nella narrazione famigliare: «Lo sento nominare solo ora, mai mio padre ci aveva informato di relazioni o rapporti con quest’uomo e sinceramente penso che mai questo signore abbia messo piede a Valsanzibio», assicura Pizzoni, che tuttavia non nasconde la storia recente della proprietà di famiglia. «Posso dire per certo che, fino una quindicina di anni fa, c’era la possibilità che Villa Barbarigo fosse venduta: mio padre Fabio era oggettivamente molto stanco di mantenere un complesso così importante e dispendioso ed era giunto alla scelta di cedere l’intera proprietà. Scelta, peraltro, fortemente osteggiata dal resto della famiglia, che aveva acceso molte discussioni tra di noi».

La replica 

Nulla di strano, come peraltro i carteggi confermano, che tra i possibili interessati ci fosse anche Epstein: «Ci sono stati molti contatti, ma dietro a facoltosi o figure illustri c’erano sempre e solo prestanome: di certo la figura di Epstein non è mai emersa e probabilmente nemmeno mio padre l’ha mai sentito direttamente, interfacciandosi sempre e solo con intermediari».

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Una veduta del castello di Duino

Continua Pizzoni: «Mio padre ha dedicato anima e corpo a questa proprietà, quindi fu comprensibile che a un certo punto quell’impegno fosse diventato un peso importante. Faccio un esempio: spese 3 miliardi delle vecchie lire per ripristinare il circuito idrico progettato da Luigi Bernini, fontaniere del Papa. In origine questo era alimentato da sorgenti naturali, che per pressioni altrettanto naturali alimentavano fontane e scherzi d’acqua. Con l’abbassamento delle falde, fu necessario un intervento radicale: il risultato è che oggi possiamo godere ancora dello spettacolo concepito quattro secoli fa e che il 70 per cento dell’acqua di fatto viene riutilizzata. Un investimento del genere, in un complesso di interesse nazionale, un vero bene dell’umanità, senza il minimo aiuto dello Stato, è sicuramente un peso notevole per una famiglia».

La Villa oggi 

Alla scomparsa di Fabio Pizzoni, il cambio di rotta: «Abbiamo deciso che la villa e il suo giardino dovevano rimanere di nostra proprietà, anche per una sorta di orgoglio e patriottismo: pensare un bene come questo in mani straniere strideva moltissimo. E ancora, abbiamo sempre ritenuto un dovere far sì che questo bene fosse aperto a tutti: non è stata cosa facile renderlo pienamente fruibile , anche perché va ricordato che il giardino non è una realtà come il Parco Sigurtà, bensì nasce come bene privato. Lo stesso mio padre, all’inizio, temeva che gli ospiti potessero rovinarlo». Pur con grandi difficoltà e un impegno economico ancora notevole, oggi Villa Barbarigo ha ricambiato la dedizione della famiglia Pizzoni: «Siamo arrivati a 50 mila presenze annue, metà delle quali straniere. Si pensi che alcuni turisti giapponesi, statunitensi e australiani partono da Roma e, prima di fare tappa a Venezia, si fermano qui da noi: se non è una medaglia questa».

Insomma, gli Epstein di turno, per poter entrare, devono fare il biglietto. —

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