«Io, nelle aule con una pistola»
Giornalista gira in mezzo a fascicoli abbandonati e scopre...

Scatole accatastate all'ingresso
I primi a denunciare le pessime condizioni in cui versa la Giustizia in Veneto ed in particolare in laguna erano stati i giudici dell’Associazione nazionale magistrati, poi aveva tuonato nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario anche il presidente della Corte d’appello Giovanni Massagli, ora in pensione, senza dimenticare le segnalazioni dell’Ordine degli avvocati e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori degli uffici giudiziari. E la Nuova ha sempre dato risalto a queste dichiarazioni. Adesso si aggiunge un’impietosa inchiesta del settimanale Espresso che con uno dei suoi giornalisti di punta - Fabrizio Gatti, lo stesso che fingendosi immigrato clandestino ha denunciato le condizioni dei Centri di accoglienza per extracomunitari o mascherandosi da dipendente di una cooperativa di pulizie ha filmato i locali dove vengono curati i pazienti del Policlinico di Roma - ha messo in luce carenze, ritardi e altro della Corte d’appello e del Tribunale che si affacciano sul Canal grande.
Il primo imputato, naturalmente, è lo Stato che - secondo Gatti - «continua a trattare la giustizia in Veneto con gli stessi organici di quando gli uomini facevano i minatori all’estero e le ragazze andavano a servizio dai signori». Intanto la questione della sicurezza: «Una borsa a tracolla per sembrare un commesso - scrive il giornalista -...si girano i corridoi d’estate deserti e si trovano i faldoni dei processi sugli armadi o gettati a terra...si trova anche una pistola identica a quella vera, ma con il tappo rosso e con quella si può passare e ripassare davanti alla segreteria del Procuratore, incrociare il sostituti Carlo Nordio, fermarsi di fronte alle stanze del pm Emma Rizzato o del gip Stefano Manduzio, magistrati che si occupano degli attentati e dei depistaggi di Unabomber. Non un solo sorvegliante, non un metal detector funzionante».
Poi c’è la questione dei tempi lunghi: la Corte d’appello di Venezia è il fanalino di cosa, per l’esattezza con i suoi 1200 giorni di media è per un processo di secondo grado è penultima dopo Brescia e prima di Ancona. Gatti riferisce di alcuni procedimenti, soprattutto per quanto riguarda le cause di lavoro: c’è un ingegnere moldavo che aspetta dal 6 ottobre 2001 dopo essere caduto dal tetto di una casa perché lavorava come muratore. I suoi datori di lavoro sono stati condannati, ma lui non ha ottenuto ancora il risarcimento per i gravissimi danni fisici, la prossima udienza sarà il 26 novembre 2008. Lo stesso per le cause dei morti del Petrolchimico, solo una si è conclusa con il risarcimento, altre 39 sono rimaste impunite perchè cadute in prescrizione.
Nell’articolo il giornalista dell’Espresso riporta poi un dato trovato sul «Libro verde sulla spesa pubblica» del ministero dell’Economia: si legge che nel Veneto «il 74 per cento dei magistrati ha un ruolo, e quindi uno stipendio, superiore alle funzioni effettivamente svolte, un record». «dai dati forniti dal Consiglio superiore della magistratura - infine, riferisce - si rileva che su 408 posti in organico, 37 sono vacanti con una percentuale di scopertura pari al 9,07 per cento a fronte di una media nazionale pari al 7,7 per cento». Mentre, per quanto riguarda il personale amministrativo, le percentuali di scopertura sfiorano il 30 per cento. Per i ruoli direttivi si invertono addirittura le cifre, a mancare sono il 70 per cento di coloro che dovrebbero dirigere e far funzionare gli uffici.
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