Cecchettin a Che tempo che fa: «Tra i giovani c’è chi segue il maschio alfa e chi ha capito la gravità di quel modello»
Il papà di Giulia, intervistato da Fabio Fazio, ha spiegato il rapporto tra giovani e violenza e ha presentato i nuovi progetti della Fondazione dedicata alla figlia uccisa dall’ex, tra cui un corso di teatro per insegnare ai ragazzi delle superiori cosa significhi violenza di genere

«Nelle nuove generazioni si sono suddivisi un po' in maniera dicotomica, ci sono ancora i ragazzi che seguono il modello del maschio alfa, ma ci sono tantissimi ragazzi che hanno capito che quel modello fa male soprattutto a loro»: così Gino Cecchettin, ospite a Che tempo che fa domenica 24 maggio, ha commentato la trasformazione in atto nel mondo dei giovani.
Cecchettin, intervenuto insieme alla sociologa Barbara Poggio, si è soffermato anche sulle cause che rendono i giovani uomini aggressivi. Ha criticato e condannato l’assuefazione alla violenza, auspicandosi un cambio culturale, specialmente nel modo di reagire di chi dovrebbe educare: «Dovremmo iniziare a provare a risolvere i problemi nel modo più pacato possibile, anche se c'è stato fatto del dolore. Provare a risolverli in modo ragionato».
Invece spesso questo non accade: «Chi dovrebbe, in qualche modo, dare regole e quantomeno abbassare i toni, se non altro nel linguaggio, è invece il primo a fomentare un livello di violenza tollerata più basso di quello che c'è sempre stata».
Per abbattere la violenza di genere, spiegano Cecchettin e Poggio, serve un cambio culturale, specialmente in quelle famiglie in cui la violenza è ancora presente. Secondo Poggio la quota di famiglie in cui si rilevano ancora episodi violenti va dal 70 all’80%. «Il problema sono le famiglie più critiche, dove la violenza si pratica e a cui non possiamo chiedere di affrontare questi temi» spiega Poggio.
Altro problema è quello della violenza digitale, spesso non visto come un problema dai giovani e dalle famiglie. Chi educa non ha molte volte i mezzi per intercettare e contrastare il fenomeno.
Dal teatro alla scuola: i progetti della Fondazione Cecchettin
Durante l’intervista sono state presentate anche le soluzioni concrete che la Fondazione Giulia Cecchettin offre sulla violenza di genere. In particolare nelle scuole superiori verrà avviato un progetto di teatralità con il patrocinio della Regione Veneto. L’obiettivo è spiegare che cosa significa violenza di genere e quali sono i segnali a cui prestare attenzione per riconoscerla.
Alla fine del laboratorio verrà realizzata una messa in scena «dove si raccontano le esperienze, sicuramente molto forte da un certo punto di vista, ma che coinvolgerà molto gli studenti». L’intento è quello di diffondere l’iniziativa su larga scala: «Prevediamo almeno uno spettacolo sia con gli studenti che con la cittadinanza per ogni provincia del Veneto».
La scelta va incontro alle richieste degli studenti, che già incontrano i professionisti della Fondazione a scuola. Dopo la timidezza iniziale dei giovani, spiega Cecchettin, «si apre il vaso di Pandora, iniziano a fare tantissime domande. La domanda che fanno più spesso è: “Come faccio a capire quando sono in presenza di violenza?”».
Ma non c’è solo la prevenzione: è stato infatti avviato anche un progetto a supporto delle vittime di violenza dopo che sono state assistite dai centri antiviolenza e quindi di inserimento nel lavoro.
«Questo perché è importante dare supporto fin da subito ma poi c'è un dopo. Perché la vita continua, per fortuna, e ci deve essere un reinserimento lavorativo». Così a chi subisce violenza viene offerta la possibilità, grazie ad aziende specifiche, di lavorare da remoto.
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