Intascava tangenti dalle aziende condannato funzionario del Fisco

VICENZA
Funzionario del Fisco accusato di aver incassato tangenti per ammorbidire i controlli a carico degli imprenditori vicentini, dovrà risarcire lo Stato con 463 mila euro. La condanna è stata decisa dalla Corte dei Conti del Veneto che ha contestato a Claudio De Monte, 59 anni, ex dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Arzignano, sia il danno di immagine che quello di disservizio. La vicenda è relativa alle mazzette che decine di aziende del Vicentino avrebbero pagato a funzionari delle Finanze per ottenere “sconti” di varia natura sugli accertamenti: chi la chiusura anticipata dei controlli, chi giudizi più favorevoli in caso di violazioni, chi sanzioni più contenute.
I fatti sono stati oggetto di un’inchiesta della Procura e della Guardia di Finanza di Vicenza iniziata nel 2010 a carico di imprenditori e di dipendenti statali e conclusasi quattro anni dopo. Claudio De Monte era accusato di 24 episodi illeciti e di aver intascato tangenti per 117 mila euro da diverse aziende tra cui Nuova Gasby spa, Magraf spa, Industria Conciaria srl, Marmi Graniti La Favorita, Macelleria Ferrari, Conceria La Veneta, Conceria Adriatica, Gruppo Conciario Valle Agno, il Gelato di Soprana, Midac srl, Uniters spa, ditta Antecini, Futura Leathers srl, Sommer spa, Immobiliare Omero sas, Marcigaglia Constructions spa. Il funzionario ha patteggiato la pena. E dopo la giustizia ordinaria, di lui si è occupata anche quella contabile contestandogli di aver causato danni di immagine e da disservizio allo Stato: nel primo caso la cifra dovuta è di 163 mila euro, la seconda di 300 mila euro. Il danno da disservizio riguarda il tempo sottratto dal funzionario al lavoro d’ufficio per aver svolgere attività contraria al suo incarico. Per i l collegio della Corte dei Conti, presieduto dal giudice Guido Carlino, il tempo lavorativo in cui la prestazione del funzionario è stata deviata ammonta a 528 giorni a fronte di circa 880 giorni lavorativi effettivi. Di qui la sentenza di condanna al pagamento di 463 mila euro. —
S.T.
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